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Denominación de Origen
Valtellina Superiore DOCG

Consorzio Tutela Vini Valtellina
c/o Camera di Commercio, Via Piazzi, 23, 23100 Sondrio (SO), Italia

Tel.: +39 0342/512866

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Web: www.consorziovinivaltellina.com

Descripcion:

La Storia

Il vino è, da forse 2 millenni, una delle ricchezze della Valtellina e fu certamente, per moltissimi secoli, la principale fonte di reddito per quasi la metà della sua popolazione. Con tutta probabilità proprio al vino della valle riferirono mo lti scrittori latini, tra i quali Virgilio e Plinio; in ogni caso risulta da molti documenti che già alcuni secoli prima del 1000 il Monastero di Sant’Ambrogio di Milano era proprietario nella zona di molte vigne a coltura specializzata, il cui prodotto era destinato quasi certamente, oltre che al consumo locale, anche ai monaci del capoluogo lombardo.
Qualche secolo più tardi si hanno poi numerosissime notizie sul fatto che il vino di Valtellina già varcava le Alpi in buona quantità, destinato alle mense dei “Todeschi”, in particolare i più importanti vassalli del Vescovo di Coira; è però tra il Tre ed il Quattrocento che esso divenne, con certezza, un prodotto d’eccellenza e di riferimento in una vasta area a sud, ma soprattutto a Nord delle Alpi.
Il vino di Valtellina o “Voltrinasco”, definito semplicemente nell’area germanica “Veltliner” era in quel periodo trasportato in quantità ed apprezzato non solo a Zurigo, ma anche a Colonia (dunque nell’area Renana produttrice di vino di elevata qualità), nella valle dell’Inn ed in quella del Danubio; arrivava poi anche in Trentino, nelle valli Bergamasche e Bresciane; a Milano e persino a Bologna (dove è specificamente ricordato come uno dei vini di eccellenza); oltre che essere bevuto in via esclusiva nei Grigioni e nella sua zona di produzione, naturalmente.
Per dare un’idea dell’estensione della coltura della vite e dell’importanza del settore, si può ricordare che all’inizio del Cinquecento, quando si hanno i primi dati ufficiali, nella sola Valtellina fino a Grosio la vite occupava una superficie di circa 50.000 pertiche locali (quasi 3.500 ettari), con un reddito stimato di circa un terzo dell’intera produzione agricola della zona.
In quegli anni la Valtellina fu separata dalla restante Lombardia ed entrò a far parte del territorio dei Grigioni, che le lasciarono una libertà ampia, ma si preoccuparono essenzialmente di una cosa: che tutto il vino prodotto in eccedenza nella valle rispetto ai consumi locali, fosse (naturalmente al giusto prezzo) riservato in esclusiva a loro ed ai loro alleati Svizzeri ed Austriaci.
Il trasporto verso Nord, attraverso passi alpini sempre sopra i 2000 m. di quota, fu per molti secoli una vera e propria epopea, con moltissimi morti ed enormi sacrifici.
Tra il Cinque ed il Settecento, per consentire al Valtellina di arrivare oltre le Alpi senza deteriorarsi, erano tenuti aperti in permanenza, anche in inverno, quasi tutti i passi alpini della zona: con qualche coppia di buoi, dei legni o delle rozze carrette per battere la neve, picconi e badili.
Cosa che oggi, con i mezzi di cui disponiamo, non si riesce più a fare.
Le esportazioni crebbero progressivamente: dalle annue circa 50.000 some (di circa 130 litri l’una) del Cinquecento, si arrivò alle oltre 100.000 della fine del Settecento, con effetti molto positivi sulla zona, sia per il valore del prodotto all’origine che per i benefici, sul piano culturale oltre che su quello strettamente economico, conseguenti ad un’attività commerciale tanto diffusa e prolungata per secoli.
Che portava a sud delle Alpi, quale corrispettivo, il salgemma tirolese, genere di cui le economie della zona avevano assoluta necessità.
I Grigioni, che disponevano di notevoli capitali, ne approfittarono in ogni caso per assicurarsi, con acquisti che si protrassero per un lungo tempo, la proprietà di una parte consistente dei vigneti della Valtellina e il sostanziale controllo dell’attività commerciale nel settore.
In quei secoli, almeno dal Trecento e fino alla fine del Settecento, la coltivazione della vite e la cura delle vigne, oltre che la produzione, il trasporto ed il commercio del vino furono oggetto di un’attenta sorveglianza e regolamentazione da parte di tutte le comunità interessate, che nei loro statuti ed ordini prevedevano numerose disposizioni al riguardo, in relazione alle diverse necessità locali; i dazi di frontiera (miti) si occuparono invece di regolare l’esportazione del vino e dell’acquavite verso l’esterno del territorio.
Nel 1797 tale stato di cose, che complessivamente aveva portato benefici a tutte le popolazioni interessate agli scambi, crollò improvvisamente: la Valtellina fu riunita alla restante Lombardia ed il commercio del vino con l’oltremonte diminuì in modo notevole, con una conseguente crisi che fu gravissima soprattutto nella parte alta della valle: da Sondrio in giù riprese invece il trasporto del prodotto verso il Milanese.
L’equilibrio tra produzione e consumi gradatamente fu ripristinato, anche se per poco: intorno alla metà dell’Ottocento arrivò anche in Valtellina una terribile malattia, l’Oidio, che ridusse la produzione locale di vino a meno di un decimo di quella precedente, compromettendone anche la qualità.
Fu una vera e propria tragedia, che colpì in modo gravissimo l’economia provinciale, che già era in profonda crisi per l’esorbitanza dell’imposta fondiaria: la Valtellina fu oggetto di studi e provvedimenti specifici per risollevarla dalla miseria.
Per quanto riguarda la cura della vite, dopo un confuso periodo nel quale si applicarono presunti rimedi bizzarri e del tutto inefficaci, si scoprì finalmente che il “mal bianco” o “mal negru” (nero), com’era in zona definito, poteva essere almeno controllato con lo zolfo.
La Provincia ed i Comuni interessati organizzarono pertanto acquisti di zolfo siciliano e realizzarono in zona due impianti di macinazione, distribuendo il prodotto raffinato agli agricoltori a prezzo di costo.
La cosa consentì di risollevare dalla miseria, almeno in parte, i viticultori; la crisi sociale, e persino culturale, furono però gravissime.
Nella seconda metà del secolo il miglioramento delle vie di comunicazione e la possibilità di trasportare a nord delle Alpi per ferrovia i vini del Piemonte, dell’Emilia e della Toscana, prodotti a costi nettamente minori di quello locale, aggravò ulteriormente lo stato di sofferenza del settore vitivinicolo, che cominciò a perdere d’importanza.
La tradizionale bontà del “Valtellina” non bastava più a conservare i mercati, anche per la difficoltà di assicurare sempre gli stessi standard qualitativi da parte dei molti produttori locali; si tentò di rimediare con produzioni di tipo cooperativo, anche se la cosa fu sempre resa difficile dall’individualismo dei coltivatori.
Erano frattanto ripresi gli acquisti di vigneti da parte di cittadini Svizzeri (che erano stati spogliati delle loro proprietà nel 1797), che contribuirono non poco alla sopravvivenza del settore, anche per il miglioramento e la razionalizzazione delle tecniche produttive.
In tale situazione già difficile, nei primi anni del Novecento arrivò un terribile insetto, la Fillossera, che gradatamente minò l’intero vigneto valtellinese, costringendo i proprietari ad un suo completo reimpianto, nell’arco di circa una generazione.
Furono però abbandonati i terreni più marginali, con una diminuzione della superficie vitata; tale processo d’abbandono, aggravatosi dopo il secondo conflitto mondiale, si è fatto addirittura drammatico nell’ultimo trentennio, per l’enorme squilibrio tra i costi di produzione ed i prezzi di vendita del vino prodotto.
iò nonostante il miglioramento qualitativo degli ultimi anni, attestato dai numerosissimi riconoscimenti, anche a livello internazionale.
La superficie coltivata a vigneto si è gradatamente ridotta, anche se con una certa diminuzione dei costi unitari di produzione, dai forse 10.000 ettari del periodo di massimo splendore ai nemmeno 1500 attuali.
Ci si deve augurare che la bontà del prodotto, che come si è tentato di sintetizzare ha radici assai profonde, possa assicurare la sopravvivenza anche in futuro di un’attività e di un prodotto che sono stati tanta parte della storia della valle.

In sintesi:

La Valtellina fu sempre terra di viti e di vino: anche se è solo probabile si tratti della patria dell'uva retica ricordata da Virgilio, già prima del Mille il prodotto delle sue vigne era importante ed apprezzato. La produzione, di ottima qualità, aumentò gradatamente in epoca medioevale, tanto che la valle divenne presto il centro di smistamento di tale bevanda nella Pianura Padana e nella parte centrale delle Alpi: dalle valli Bergamasche alle Bresciane, a quelle del Trentino ed Austriache (in particolare Tirolesi), ma soprattutto a quelle della Svizzera.
Quando all'inizio del Cinquecento i Grigioni si impossessarono della Valtellina la loro prima preoccupazione fu pertanto di assicurarsi in via esclusiva la produzione di vino che veniva trasportato con gli animali al Nord, superando anche in inverno passi alpini oltre i 2000 metri di altitudine.
Alla fine del Settecento oltre 100.000 some-circa 150.000 ettolitri- di "Veltliner" generoso e conservabile a lungo varcavano annualmente le Alpi. Dopo una fase di crisi dovuta ad avversità che avevano colpito i vigneti, nell'Ottocento ed all'inizio del secolo successivo, la produzione nella zona riprese ritrovando soprattutto negli ultimi anni le caratteristiche di eccellenza che l'avevano contraddistinta per secoli.
Le nuove qualificazioni, coi controlli e le garanzie ufficiali, le ridotte rese per ettaro e la cura dei produttori fanno credere che tale processo positivo continui nel tempo .

 

I Vini a Denominazione di Origine Valtellina

LA VALTELLINA

Racchiusa fra le Alpi Retiche e le Orobie, la Valtellina si snoda da Piantedo (appena lasciato il lago di Como a Colico-trivio di Fuentes) a Livigno e fino al confine con la Svizzera. Per 120 chilometri è percorsa dal fiume Adda, immissario del Lario, ed il versante in sponda destra , esposto al sole, è movimentato da terrazzi e conoidi. Il tratto da Ardenno a Tirano, con Sondrio al centro, gode di un irraggiamento particolare e vi si coltiva da secoli la vite. I filari, perfettamente allineati in balzi scoscesi e in fazzoletti di terra riportata, sostenuti da muretti a secco, esaltano l’ambiente. I terrazzamenti sono uno spettacolo e al tempo stesso costituiscono una tutela per il territorio. Lungo i versanti, per una quarantina di chilometri, la vite (la quasi totalità del vitigno è il Nebbiolo localmente detto Chiavennasca, varietà secondarie, Pignola, Rossola, Brugnola) prospera grazie alle particolari condizioni ambientali e alla fatica e alla passione di generazioni e generazioni di vignaioli che, modificando il paesaggio agrario, hanno creato la più estesa viticoltura verticale d’Italia.
Le Denominazioni di Origine qui presentate: Valtellina superiore a DOCG e Rosso di Valtellina DOC.
Allo Sforzato a DOCG è dedicata una pagina a parte.

VALTELLINA SUPERIORE DOCG
(Superficie iscritta all'albo vigneti 613 ettari)

Fa riferimento ad un’area estesa da Berbenno a Tirano con una produzione massima di 8 tonnellate/ettaro. L’affinamento minimo è di 24 mesi, di cui almeno 12 in botti di rovere. Il grado alcolico minimo al consumo è del 12%. Da disciplinare: percentuale degli uvaggi: 90% Nebbiolo, 10% altri vitigni raccomandati ed autorizati, non aromatici. Resa da uva fresca a vino finito70%. Può avere anche le denominazioni di Sottozone quali:

SASSELLA

Ottenuto per vinificazione di almeno il 90% di uve Nebbiolo e, massimo, il 10% di altri vitigni quali: Brugnola, Rossola, Pignola è prodotto con uve della zona (estensione vitata di 130 ettari) fra il Comune di Castione e il territorio ovest di Sondrio; un’area impervia e soleggiata, che comprende la rupe del santuario mariano della Sassella.
Il vino è color rosso rubino tendente al granata con profumo intenso che si esalta con l’invecchiamento. Armonico e secco al gusto, leggermente tannico, viene affinato per almeno 24 mesi e con gradazione alcolica minima del 12%. Raggiunge un’ottima maturità dopo un invecchiamento di quattro, cinque anni e se mantenuto in buone condizioni di cantina si può conservare in bottiglia per lungo tempo. Si abbina particolarmente con piatti a base di carni rosse, selvaggina, formaggi e salumi di Valtellina.

GRUMELLO

Viene prodotto nel versante a nord-est di Sondrio (con un’estensione vitata di 78 ettari) e prende il nome dal castello che domina la vallata (fortezza del XIII secolo). Colore rosso rubino tendente al granata, caratteristiche olfattive: profumo sottile ed intenso (la brugnola conferisce una sfumatura che ricorda la mandorla); caratteristiche organoletiche: asciutto e vellutato. Il Grumello, ricco di fragranze, è più sapido se ottenuto dalle uve della ben delimitata area detta dei “Dossi Salati”. Classico rosso per piatti saporiti, in particolare risotti, polenta taragna, sciatt, brasati e formaggi locali.

INFERNO

La sottozona, con un nome tanto singolare quanto affascinante, fa riferimento a piccoli terrazzamenti vitati, situati fra Poggiridenti e Tresivio, in anfratti rocciosi e non facili da raggiungere, porzioni di versante dove in estate le temperature sono particolarmente elevate. L’Inferno è la più piccola delle sottodenominazioni, si colloca ad est del Grumello ed ha un’estensione vitata di 55 ettari. Le uve della zona dell’Inferno danno un vino di carattere, adatto al lungo invecchiamento, di un color rosso rubino tendente al granata. Con l’affinamento acquisisce particolari fragranze e si ammorbidisce. Il suo sapore è asciutto, armonico, leggermente tannico. E’ ritenuto il più austero fra i Valtellina Superiore. Si abbina a carni rosse arrostite, a selvaggina e formaggi stagionati.

VALGELLA

E’ la più vasta fra le sottozone del “Superiore” (con un’estensione vitata di 137 ettari in zona Teglio). In passato questo rosso veniva in gran parte destinato all’esportazione nella vicina Svizzera. Il suo nome deriva dal latino Vallicula, ossia vallicella. Inizialmente si differenzia dalle altre sottodenominazioni, pur mostrando un carattere ben deciso, per una certa morbidezza che comunque ne assicura un’identica tenuta per l’invecchiamento. Delicato all’olfatto, ha un sapore secco, armonico e rotondo. Fresche sensazioni floreali lo rendono apprezzabile anche giovane.Ben si abbina ai piatti di carni rosse, ai formaggi stagionati e viene soprattutto proposto con le specialità gastronomiche della valle: pizzoccheri, breasola, violino di capra.

MAROGGIA

La località Maroggia rientra nel territorio del Comune di Berbenno in Valtellina e precede la zona del Sassella. Il vino prodotto con le uve del pendio soleggiato è di colore rosso rubino con riflessi granati. Il sapore è armonico, asciutto e vellutato. Prodotto in quantità limitata (25 gli ettari a vigneto), il Maroggia è legato alla figura di Benigno De’ Medici che nella metà del Quattrocento si fermò appunto a Maroggia dove trovò ospitalità e ristoro apprezzando in particolare il vino locale definendolo “firmum et dulce”, ossia corposo ed amabile. Come tutti i Valtellina Superiore ben si sposa coi piatti più saporiti della cucina locale, in particolare con carni e formaggi.

Il Consorzio

Il Consorzio per la Tutela dei Vini di Valtellina, fondato nel 1976, rappresenta dal 1997 tutte le case ed aziende vinicole della Provincia di Sondrio ed è ad oggi l'unico consorzio italiano che possa fregiarsi di ben due D.O.C.G. coincidenti per territorio e vitigno, sul Valtellina Superiore e sullo Sforzato di Valtellina, ha ricevuto il conferimento per il Piano dei Controlli Ministeriale il 16 aprile 2004 per la verifica dalla vigna alla bottiglia. Le sue finalità comprendono anche aspetti strettamente legati al territorio, come dimostra la recente istituzione della fondazione Provinea per la salvaguardia dei terrazzamenti valtellinesi. Questo concetto si ritrova anche nella duplice missione, rappresentata dalla valorizzazione e promozione del vino valtellinese in Italia e all'estero quale simbolo di un territorio, e dalla tutela della cultura vitivinicola in Valtellina, elemento imprescindibile per la salvaguardia di una zona considerata tra le più affascinanti al mondo.

I SUOI NUMERI:

Riassumiamo in cifre la viticoltura a Denominazione di Origine in Valtellina

1 DOCG Valtellina Superiore
1 DOCG Sforzato di Valtellina
1 DOC Rosso di Valtellina
1 IGT Terrazze Retiche di Sondrio

800 ettari vitati iscritti all'Albo dei Vigneti
2.042 viticoltori conduttori e/o proprietari
0,4 ettari la superficie media in conduzione
4.400 tonnellate, la produzione media di uva
30.000 ettolitri, la produzione media di vino

di cui:

20.000 ettolitri Valtellina Superiore e/o sottozone e Sforzato
7.000 ettolitri Valtellina DOC
3.000 ettolitri Sforzato DOCG

Soci: 903
Di cui 33 aziende vitivinicole e 1 cantina cooperativa

Dati aggiornati a febbraio 2009





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