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Denominación de Origen
Montefalco Sagrantino DOCG

Consorzio tutela vini Montefalco
Piazza del Comune, 16, 06036 Montefalco (PG), Italia

Tel.: +39 0742/379590

Fax: +39 0742/379590

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Web: www.consorziomontefalco.it

Descripcion:

Il Territorio

Montefalco è il cuore simbolico, oltre che geografico, della Valle Umbra. La sua centralità è evidente: da qualsiasi punto della vallata umbra si guardi verso l’ alto, appare il colle di Montefalco, che gode una splendida vista spalancata sui Monti Martani come sul Subasio e gli Appennini, su Spoleto, Trevi, Foligno, Spello e Assisi.

La struttura della città, compresa all’interno delle mura trecentesche, è concepita in modo che tutte le strade convergano verso la bellissima piazza del Comune. Visitare Montefalco, una delle pochissime città Italiane nelle quali la viticoltura veniva praticata anche all’interno del centro urbano, consente tra l’altro di conoscere luoghi davvero singolari sotto il profilo del paesaggio viticolo e di rintracciare anche i segni dell’assetto agrario del XV secolo, come quelli che il pittore Benozzo Gozzoli ha raffigurato negli affreschi dell’ex chiesa di San Francesco, oggi Museo Civico. Nell’Archivio Storico Comunale di Montefalco sono custoditi inoltre numerosi documenti che testimoniano la cura con cui, in tempi ormai remoti, i vignaioli di Montefalco si dedicavano al ”campo piantato a vigna”. A partire dal quattrocento le leggi comunali iniziano a tutelare in qualche modo vite e vino. Ecco un esempio significativo ”chiunque sarà trovato a portar le uve acerbe o mature e non avesse vigna propria o in affitto o a lavoreccio, sia punito come se fosse entrato in vigna di alcuno e avesse colto le uve”.
A partire dal 1640 la data di inizio della vendemmia veniva stabilita con un’ordinanza comunale. L’area collinare oggi interessata alla produzione del ”Montefalco” comprende, oltre al territorio comunale che le regala il nome, parte dei Comuni di Bevagna, Castel Ritaldi, Giano dell' Umbria e Gualdo Cattaneo.

 

I Vini

La coltivazione della vite nel territorio di Montefalco risale ai tempi dei romani; Plinio il Vecchio racconta di un vino di particolare pregio ricavato dall'uva "Itriola". Questa, comunque, non sembra possa essere identificata con l'uva "Sagrantino" che sarebbe stata portata da frati francescani dall'Asia Minore. E' proprio a questa uva, coltivata solo in queste colline, che si deve la fortuna enologica di Montefalco.

Sagrantino di Montefalco - Secco - DOCG

E' un vino di grande struttura ottenuto esclusivamente da uva Sagrantino. Grazie al ricchissimo corredo di polifenoli e di tannini, questo vino ha una longevità straordinaria. Necessita quindi di un lungo periodo di affinamento nel legno prima, nella bottiglia poi.
Gastronomia: carni alla griglia, con salse brune, cacciagione.
Temperatura di servizio: 18° C.

Sagrantino di Montefalco - Passito - DOCG

Dall'omonima uva si ottiene anche il tradizionale passito. I grappoli vengono scelti accuratamente e messi a passire su graticci per almeno 2 mesi. Quindi si vinifica fermentando il mosto con le bucce. Si ottiene cosi un vino passito molto particolare perché, pur essendo un vino dolce, rimane asciutto grazie al suo patrimonio tannico.
Gastronomia: vino da meditazione, si accompagna a formaggi stagionati o dolci secchi.
Temperatura di servizio: 12° C.

Montefalco Rosso - DOC

Come in molte zone vinicole del Centro Italia, a Montefalco il Sangiovese vanta una notevole tradizione e diffusione. Da qui la nascita del Montefalco Rosso dove il Sangiovese si sposa con il Sagrantino che apporta tipicità e struttura a questo vino da tutto pasto. Gastronomia: primi piatti, carni arrosto e alla griglia, pollame nobile.
Temperatura di servizio: 16° C.

Montefalco Bianco - DOC

Vino bianco a base di Grechetto, l'altra uva tipica di questa zona, e Trebbiano. Agli aromi ed ai sapori conferiti dal Grechetto, si accompagna la nota di freschezza tipica del trebbiano. Gastronomia: antipasti magri, minestre in brodo e asciutte, pesce e carni bianche. Temperatura di servizio: 10° C.

 

Il Disciplinare

Montefalco Rosso

Uvaggio: Sangiovese dal 60 al 70%; Sagrantino dal 10 al 15%; Altre uve 15-30% (Merlot,
Cabernet Sauvignon, ecc.)
Resa massima uva: 110 ql/ha
Resa massima vino: 70%
Acidità minima: 5,0 gr/lt
Alcool minimo: 12,00%
Affinamento:
- totale: 18 mesi dal 1 novembre

Montefalco Rosso Riserva

Uvaggio: Sangiovese dal 60 al 70%; Sagrantino dal 10 al 15%; Altre uve 15-30% (Merlot,
Cabernet Sauvignon, ecc.)
Resa massima uva: 110 ql/ha
Resa massima vino: 70%
Acidità minima:5,0 gr/lt
Alcool minimo: 12,50%
Affinamento:
- totale: 30 mesi dal 1 novembre
- nel legno: 12 mesi

Montefalco Bianco

Uvaggio:Grechetto minimo 50%; Trebbiano Toscano dal 20 al 35%; altre uve autorizzate 0-30%
generalmente chardonnay
Resa massima uva: 130 ql/ha
Resa massima vino: 72%
Acidità minima: 5,5 gr/lt
Alcool minimo: 11,00%

Montefalco Sagrantino

Uvaggio: 100% Sagrantino
Resa massima uva: 80 ql/ha
Resa massima vino: 65%
Acidità minima: 5,0 gr/lt
Alcool minimo:13,00%
Affinamento:
- totale: 30 mesi dal 1 dicembre
- nel legno: 12 mesi

Montefalco Sagrantino Passito

Uvaggio: 100% Sagrantino
Resa massima uva: 80 ql/ha
Resa massima vino: 45%
Acidità minima: 5,0 gr/lt
Alcool minimo: 14,50%
Affinamento:
- totale: 30 mesi dal 1 dicembre

 

Storia

Fonti d' archivio I°
Storia della viticoltura a Montefalco (di Silvestro Nessi)

“Il luogo è bello, posto sopra un colle molto vago et di bellissima veduta, raccoglie dilicati frutti et grano et vino da vendere….” così uno scrittore di cose umbre, Cipriano Piccolpasso, parlava di Montefalco nel 1565, sintetizzando in due righe appena l’essenziale della sua produzione agricola e del suo incomparabile panorama, che gli ha guadagnato il titolo di “Ringhiera dell’Umbria”, con cui viene ormai universalmente qualificato.

Il più antico documento pervenutoci in cui si comincia a trattare di vigne è dell’anno 1088. Nel prossimo 2088, dunque si potrà celebrare un millennio di attività e di produzione vitivinicola rigorosamente attestata, che non è mai venuta meno, e che in precedenza si perde nella cosiddetta “notte dei tempi”.

Fra i molti prodotti “delicati”, ricordati dalla scrittore cinquecentesco, da sempre ha primeggiato il vino, per la sua eccezionale qualità, ma anche per le cure assidue che ne hanno migliorata via via attraversa i secoli sia i metodi di coltivazione che la qualità del prodotto. Un raro documento locale del 19 ottobre 1315 descrive minuziosamente le varie fasi di impianto e di crescita di una vigna e poi la raccolta delle uve e la vinificazione: “pastinare, plantare, accrescere, allevare, potare, zappare, palare, ligare, occhiare, arachogliere, scacchiare, affossare, assepare (chiudere e custodire), vendemmiare, uvam pistare”.

Quale altro Comune italiano o anche europeo, celebre per le produzioni vinicole, può vantare una tradizione così antica e così circostanziata relativa ad un prodotto veramente eccezionale? Documenti esistono perchè la sostanza c’era, ed era meritevole la conservazione della sua memoria. In quale altro territorio nazionale o europeo si comminavano pene severissime contro coloro che arrecavano danno alle vigne, fino alla pena di morte? Un bando del cardinale legato di Perugia del 16 agosto 1622 stabiliva: “E se alcuna persona tagliasse la vite d’uva, incorra nella pena della forca”.

In quale altro Comune italiano o europeo il Consiglio comunale stabiliva la data di inizio della vendemmia? E si comminavano pene severissime ai contravventori? lI 23 settembre 1521 il podestà di Montefalco, Girolamo Verisi da Vissa, fece arrestare un notabile del luogo, Bernardino (detto Bizzarro: il sopranome dice molto), figlio di Ser Nicola de Cuppis, cugino del celebre cardinale Giovanni Domenico De Cuppis (+1555) decano del Sacro Collegio, per aver vendemmiato avanti la data stabilita (venemiabit ante terminum statuti). Per ottenere la libertà provvisoria dovette dare in pegno un anello d’oro.

Il vino è stato per secoli la carta di identità (o meglio il passaporto) del Comune di Montefalco, che in passato ne facevo omaggio a personaggi illustri, a cominciare dai papi, ai cardinali, a principi.

Quando il 23 luglio 1565 il governatore di Perugia restituì una tazza d’argento che gli era stata offerta dal Comune “per aver egli molto favorito la nostro Comunità nelle vertenze con le Comunità di Foligno e di Trevi”, questi volle sostituire il dono con l’invio di 25 paia di Polli, 25 paia di piccioni, e 30 fiaschi del suo vino migliore, che questa volta vennero accettati.

Certamente doveva trattarsi dell’insuperabile Sagrantino, il celebre passito di Montefalco, la cui origine del nome resta misteriosa, ma il vino “di Montefalco” era quella che comincia a comparire nei documenti soltanto nel secolo scorso.

Recentemente, però, è stata segnalato un documento del 1598, di un notaio di Assisi il quale annotava: “Un altro modo di fare il vino rosso che se usi, è in Foligno”. E il modo era questo: “Se mette in uno botte, o carrato (= caratello), sagrantino, o uva negra sgranato quanto pare un poco acciaccata”. Si trattava di una operazione che si usa fare ancora oggi, detta con un linguaggio che dice tutto, “la governa”, cioè aggiunta di uva sagrantino ad un vino comune poco pregiato, quale appunto doveva essere quello di Foligno, per “tirarlo un po’ su”, e renderlo accettabile.

Quindi il celebre Sagrantino di Montefalco, che trapiantato altrove non dà mai lo stesso prodotto pregiato, già dal secolo XVI veniva utilizzato anche nei territori vicini per migliorare le qualità dei loro prodotti scadenti.

 

Fonti d' archivio II°
UN TEMPO … IL SAGRANTINO!!! (di Luigi Gambacurta)

C’è stato un tempo in cui alla vite di Sagrantino, nei territori di coltivazione, non erano riservati terreni particolarmente estesi.
Pur nella consapevolezza di costituire un prodotto di altissima qualità, tanto da essere gelosamente custodito e conservato per poi essere centellinato durante i pranzi delle grandi ricorrenze religiose, il Passito di Sagrantino non aveva mercato, proprio perché relegato al ruolo di vino delle grandi occasioni da consumare in casa.
Il vino normale non solo era commercializzato, ma tra la gente di campagna era e rimane quel fondamentale integratore alimentare da bere quotidianamente e da destinare alla mano d’opera durante i ricorrenti lavori della zappatura, della falciatura e della mietitura, della trebbiatura e della scartocciatura, della vendemmia e della raccolta delle olive.
Eppure non c’è stato contadino che trascurasse di far crescere nella vigna il prezioso vitigno dai piccoli grappoli dai neri, minuscoli, dolcissimi chicchi, da far passire sui graticci di canne (le camorganne) fino a Natale per poi sgranarli manualmente e premerli in torchi di ridotte dimensioni, lasciando invecchiare il dolce nettare per almeno due anni.
A Montefalco erano numerosissime le case sui cui muri rampicavano i tralci di Sagrantino (piérgole), un abbellimento che rendeva gustoso l’appuntamento con eventi familiari di particolare importanza e che consacrava la tavola in occasione del Natale e della Pasqua.
Le poche viti di Sagrantino ancora vegetanti sono state nel 1998 giustamente etichettate perché memoria storica capace di raccontare momenti di vita e di lavoro del nostro ”chi eravamo”. E’ stato accertato che alcune di esse risalgono a periodi compresi tra il 1700 ed il 1800.
Sempre a Montefalco, negli antichi Monasteri di Santa Chiara e di San Leonardo crescono, azzardo a dire da sempre, vecchi vitigni di Sagrantino a ribadire la sacralità di un vino già sacro nel nome oltre che nel sapore.
Diamo testimonianza di quanto la ricerca ha recentemente reso noto attraverso il ritrovamento di alcuni documenti che gettano una prima, significativa luce sulla coltivazione di tale vitigno e sull’impiego delle uve di Sagrantino.
La menzione per ora più antica sulla coltivazione dell’uva “sagrantina” a Montefalco risale al 1549 ed è documentata da una ordinazione di mosto di Sagrantino da parte dell’ebreo Guglielmo, mercante di Trevi e di sua moglie Stella (A. TOAFF, Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo, Bologna 1989, p. 97 e nota 65).

Il Prof. Gabriele Metelli (ARCHIVI IN VALLE UMBRA, Nn. 1-2 Giugno/Dicembre2002, pp. 51-52-53), oltre alla citata menzione, scrive: ”Per quanto concerne il sagrantino, un contratto di lavoreccio del 30 aprile 1575 fa riferimento a quattro vitigni coltivati nel folignate e precisamente in località San Vittore… :
ASF, Notarile 531, G.Poggi, 30 aprile 1575, c. 26v: …salvis et reservatis pro dictis locatoribus in totum quattuor pergulis sagrantini existentibus in dictis petiis terrarum…

Due anni prima il Prof. Francesco Guarino pubblicò nella citata rivista, di cui è Direttore, un’altra significativa testimonianza rinvenuta in un libro di ricordi di famiglia del giurista assisano Bartolomeo Nuti, che nell’agosto 1598 scrive:
”Un altro modo di fare il vino rosso è in Foligno. Se metta in una botte, o carrato sagrantino, o, uva negra sgranata quanto pare un poco acciaccata et se riempia de mosto ciò che sia et se lassi così.”

I documenti acquisiti inducono, almeno per ora, a fare due considerazioni, la prima in ordine al nome Sagrantino già consolidato nel 1500; la seconda in riferimento all’uso delle uve di Sagrantino destinate alla governa dei vini rossi per conferire loro più aroma, più colore e più sapore.
Sappiamo che i ceti nobili del 1500 amavano imbandire le mense di vini pregiati in occasione del ricevimento di personaggi illustri. Tra i vini pregiati figurava anche il vino rosso di Montefalco, come risulta da una raccolta di rendiconti (1541-1654) sulle spese sostenute dal Comune di Foligno per accogliere degnamente gli ospiti di particolare riguardo.
A comprendere come sia nato il nome Sagrantino può aiutarci la radice latina sacer e, forse, la sua prima destinazione. Vino sacro perché vino della festa religiosa, dei momenti da ricordare nello scorrere della vita domestica.
Sicuramente siamo all’inizio di una ricerca che ha già dato indicazioni significative confermando l’esistenza del nome già oltre quattrocento anni fa e indicando, per lo stesso periodo, i luoghi di coltivazione e l’uso prevalente delle uve di Sagrantino.

 

Il Consorzio

E’ dal 1981 che i produttori di Montefalco si sono riuniti in un Consorzio di Tutela, che ha il compito di coordinare le aziende della zona e di condurle nella costante ricerca della qualità e della valorizzazione dei vini del loro territorio.

E’ però del 2001 la "rifondazione" di questo Consorzio, necessario per rispondere ai nuovi requisiti richiesti dalle attuali normative. La necessità dì questo adeguamento normativo è stata colta al volo per fare una verifica generale e reimpostare il lavoro.

Il nuovo Consorzio gode, infatti, di una rappresentatività superiore all' 82% per quanto riguarda la produzione certificata di Sagrantino di Montefalco e di Montefalco Rosso: questo gli conferisce un' autorevolezza che nessun’ altra struttura può vantare relativamente alla zona da esso rappresentata.

La base sociale si è infatti largamente ampliata godendo della presenza di aziende di grande prestigio, sia note nella zona e quindi lì operanti già da molti anni, sia frutto di investimenti di grandi gruppi o di produttori di fama internazionale che hanno deciso di operare ingenti investimenti nella denominazione più promettente della emergente regione Umbria.

L'obiettivo di consolidare la notorietà acquisita dai vini di Montefalco (particolarmente negli ultimi anni), attraverso il costante miglioramento qualitativo non solo del Sagrantino, ma di tutti i vini prodotti nel territorio, è condiviso con convinzione non solo dai produttori "storici" della zona, ma anche dalle aziende frutto dei più recenti investimenti.. Questo è la vero forza di questo territorio e del Consorzio che lo tutela: la consapevolezza comune che solo continuando a crescere qualitativamente si possono ottenere risultati soddisfacenti per tutti.

Il Consorzio sarà lieto di organizzare per i giornalisti, visite guidate alle cantine ed al territorio di Montefalco, ricchissimo non solo dal punto di vista enologico, ma anche paesaggistico, storico e gastronomico.

Il presidente attuale è Lodovico Mattoni e direttore Luigi Bonifazi.
Punti fondamentali dello statuto del Consorzio sono:
· tutela della viticoltura nella zona di produzione e difesa dei vini di Montefalco;
· promozione dei vini di Montefalco;
· vigilanza affinché non vengano messi in commercio sotto il marchio consortile vini prodotti con altre uve oppure difettosi o che non posseggano le caratteristiche previste dal disciplinare di produzione;
· sorveglianza per impedire abusi, frodi e uso irregolare delle denominazioni;
· difesa in ogni sede legale dei legittimi interessi collettivi;
· assistenza tecnica nei confronti dei consorziati nelle scelte agronomiche e delle tecniche produttive vitivinicole.
Negli anni passati è stato ottenuto il riconoscimento del Consorzio da parte del Ministero nonchè l' attività di Vigilanza: dal 2004 è stato conseguito l' importante traguardo dell' attività di controllo "Erga Omnes" disciplinata dal decreto del 29 maggio 2001, che dà ai Consorzi di tutela nuovi compiti assegnando un piano di controlli di tutte le fasi della filiera produttiva e nei confronti di tutti i produttori che operano con la denominazione di origine controllata, compresi quindi anche coloro che non sono associati al Consorzio.
Nell' ambito di questo prestigioso incarico il Consorzio deve monitorare:
§ le superfici iscritte all'Albo dei vigneti;
§ le denunce di produzione dell’uva e dei relativi vini, nonché dell'effettiva rispondenza delle rese produttive;.
§ le produzioni delle uve e dei mosti nonché della gradazione alcolica minima naturale dei vini;
§ le produzine dei vini e loro trasferimenti;
§ la rispondenza delle caratteristiche dei vini pronti per l'immissione al consumo rispetto a quelle previste dal disciplinare di produzione;
§ l' utilizzo del contrassegno consortile;
§ i vini del Montefalco presenti sul mercato.
Attualmente i soci del Consorzio sono 213.





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