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C/Capitán Haya, 60, 3º, 28020, Madrid, España
. Tel. +34 902 11 79 29


Denominación de Origen
Gavi or Cortese di Gavi DOCG

Consorzio Tutela Vino Gavi
Piazza Martiri della Benedicta, 13, 15066 Gavi (AL), Italia

Tel.: +39 0143/645068

Fax: +39 0143/644961

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Web: www.consorziogavi.com

Descripcion:

Il Territorio

GAVI
Situata nel cuore degli 11 comuni della Denominazione, Gavi è una cittadina che affonda le sue radici nell'epoca preromana ritrovamenti fanno supporre l' esistenza della stazione neolitica di Cavatium da cui il latino Gavium. Le cronache tramandateci parlano di un' antica Gavi in lotta con Roma, poi da questa conquistata. Si cita l' esistenza di un "castello" sulla vetta della roccia di Gavi: in esso, la leggenda vuole che trovasse rifugio dai suoi persecutori la principessa Gavia. Caduto l'impero romano, Gavi rimase d' ambito bizantino, poi franco. Il ritrovamento di resti di armi arabe documenta la presenza dei Saraceni (X secolo): da allora la parte est del monte è denominata appunto Monte Moro.

Notizie storiche certe sul Castello di Gavi si hanno verso l' anno Mille. In quel periodo Gavi apparteneva alla famiglia degli Obertenghi. Da questi discese il ramo di marchionato che dal XII secolo assunse il titolo 'di Gavi'. Primo marchese di Gavi fu Guido, insediatosi in loco intorno al 1100, il quale nel 1116 cedette il marchesato al figlio Alberto. Durante il lunghissimo dominio di Alberto (60 anni), Gavi, contornata da potenze in netto sviluppo, il vasto comune di Tortona, il Marchesato Aleramico e Genova, e in posizione commercialmente strategica, vide svilupparsi la sua potenza e diventare pedina ambitissima. Gavi si trovo' spesso al centro di dispute e di allenze, godendo di un periodo sereno solo durante il dominio dell'imperatore di Svevia Federico I, noto come Federico Barbarossa, legato da parentela ed amicizia ai marchesi di Gavi ed in possesso di una torre sul Castello in cui soggiorno' piu' volte. Alla morte del Barbarossa (1190) le sorti del marchesato di Gavi andarono sempre piu' declinando fino a quando il 16 settembre 1202 con atto ufficiale, passarono ai Genovesi il borgo, il castello e la curia, composta da Tassarolo, Pasturana, Montaldo (Rigoroso), Amelio, Croce e Gottorba, e tutto il loro territorio. Da allora le vicende di Gavi e del suo Forte sono strettamente collegate a quelle della Repubblica di Genova. Nel decennio 1348-1358 Gavi ed il suo Castello furono sotto il dominio della nobile famiglia dei Visconti. Nel 1359 Gavi ritorna in possesso della Repubblica di Genova seguendone le vicissitudini, fino a quando, tra alterne vicende, ritorna ai Visconti. La seconda signoria dei Visconti ha inizio nel 1418, poi il castello viene ceduto ai Fregoso e, nel 1468, alla famiglia dei Guasco di Alessandria. Nel 1528 Gavi e il suo Forte ritornano sotto il dominio della Repubblica di Genova. Si apre finalmente un lungo periodo di pace. Nel 1625, durante la guerra tra Genova ed i Franco-Piemontesi, questi assediarono il Forte di Gavi, il quale resistette strenuamente per 17 giorni al comando del nobile Alessandro Giustiniano. La battaglia si concluse con la capitolazione del Forte, ma le liti scoppiate in seno ai vincitori, permisero l' arrivo dei soccorsi genovesi, che lo riconquistarono. E' in questi anni (1626 - 1929) che il Castello di Gavi assume vero e proprio carattere di fortezza, a seguito dei lavori di ampliamento progettati e diretti da fra Vincenzo di Fiorenzuola. Verso la metà del '700 la fortezza di Gavi fu per un breve periodo sotto il dominio austriaco. Infine durante il periodo napoleonico fu teatro di battaglia tra le truppe francesi e quelle austriache.

In seguito al trattato stipulato tra Francia, Austria ed Inghilterra, nel 1814, la repubblica di Genova fu soppressa ed il suo territorio fu trasferito sotto il dominio del Re di Sardegna Vittorio Emanuele I. Da allora il Forte venne abbandonato e disarmato con decreto del 12 novembre 1854. Nella seconda metà del 1800 e fino al 1907 divenne reclusorio penale. Durante la I e la II guerra mondiale esso funzionò come campo di prigionia militare per austriaci ed inglesi.

NOVI LIGUERE
Novi è il centro più importante degli 11 comuni della Denominazione. Dal punto di vista delle risorse naturali, la parte più suggestiva è sicuramente la strada Lomellina, che conduce a Gavi passando tra splendide colline vitate e tenute signorili che si possono scorgere per tutto il percorso. Affascinante è poi la vista su tutto il territorio circostante che si può godere dalla sommità della Torre del Castello di Novi. E' possibile vedere le colline del Gavi, la pianura e gli antichi tetti dell'abitato di Novi. Una curiosità è poi l'imponente Rovere secolare di Novi, che si trova lungo la statale che porta a Serravalle Scrivia.

SERRAVALLE SCRIVIA
La parte più antica dell'abitato di Serravalle è arroccata sulla parete di una collina che scende a strapiombo nel fiume Scrivia. Il parco che circonda questo corso d'acqua costituisce un'interessante realtà sia per appassionati di birdwatching che per chi ama lunghe passeggiate nel caratteristico ambiente fluviale. Ideale per un pomeriggio all'aria aperta è anche la strada che porta a Monterotondo di Gavi, all'altezza di località Montei, da cui è possibile godere un suggestivo panorama sull'abitato di Serravalle.

BOSIO
Bosio si trova all'estremità meridionale della Denominazione, ed è quindi confinante con la vicina Liguria. Oltre ai numerosi punti panoramici (come l'Alpino), alle colline vitate, ai corsi d'acqua che attraversano questo Comune, la caratteristica peculiare sta nel Parco Capanne di Marcarolo, che abbraccia le bellezze naturalistiche di Bosio e dei comuni confinanti. Ad esempio il Monte Tobbio, la cui inconfondibile sagoma si scorge da quasi tutte le terre della denominazione e dalla cui cima si gode di una vista di rara bellezza; oppure i laghi della Lavagnina, ideali da inserire in un percorso alla scoperta delle bellezze del Parco così come le miniere d'oro abbandonate che punteggiano la zona. Caratteristica peculiare del parco sono una fauna e una flora decisamente uniche, interessanti sia per ricercatori che per appassionati e escursionisti.

TASSAROLO
Tassarolo è un borgo suggestivo, arroccato intorno al suo castello e immerso nel verde dei boschi circostanti. Ed è proprio tra i suoi boschi che è possibile scorgere una straordinaria rovere verde, in assoluto l'albero più vecchio della zona.

FRANCAVILLA BISIO
Paese del Monferrato Ovadese situato a 160 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Alessandria, Francavilla Bisio si sviluppa su di una superficie di 780 ettari ed ha una popolazione di circa 400 abitanti. L' abitato si estende sulla riva destra del torrente Lemme, affluente dell'Orba, ed è un centro di pianura al confine tra il Monferrato e la pianura di Alessandria - Tortona.

SAN CRISTOFORO
L'abitato di San Cristoforo, sorge attorno al suo Castello; Ciò che lo rende interessante è il fatto di presentare una notevole integrità; non è stato infatti rimaneggiato nei secoli; Inoltre sono stati trovati interessanti affreschi genovesi del '600. Il castello di San Cristoforo sorse verso la fine del trecento per volontà degli Spinola intorno all'antica torre preesistente, probabilmente di origine romana che tutt'oggi lo caratterizza. Intorno alla torre antica venne costruito l'intero maniero, isolato dal terreno circostante da un grande fossato.

PASTURANA
Nell'abitato di Pasturana, va assolutamente visitata l'antica Pieve; nella seconda metà del Quattrocento, furono avviati i lavori che terminarono intorno al 1498. La nuova parrocchiale fu edificata, come testimonia l'allora arciprete Guasconi, con il concorso di materiale edilizia recuperato in seguito all'abbattimento del monastero benedettino annesso all'antico e fatiscente tempio plebano. Caduta nell'oblio dei secoli, l'antica chiesa, ancor oggi denominata appunto "la pieve", è tornata a risplendere, grazie alla sensibilità dell'attuale Arciprete, che ne ho promosso il restauro, con il contributo della popolazione e della Soprintendenza ai Beni Architettonici. Nella "pieve" ha trovato, di recente, stabile presenza la statua della "Salus lnfirmorum", proveniente da una corsia d'ospedale, venerata da moltissimi, pellegrini che da ogni parte d'Italia giungono, per chiedere una grazia o per fortificare la propria fede.

PARODI
Paese del Monferrato ovadese situato a 330 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Alessandria, Parodi si sviluppa su di una superficie di 1250 ettari ed ha una popolazione di circa 850 abitanti. L'abitato si allunga sulla dorsale collinare che domina la valle del torrente Albedosa e tutto attorno è coltivazione di vite. Abitato probabilmente fin dall'epoca pre-romana dalla tribù ligure degli Odiates.

CARROSIO
A Carrosio, paese immerso tra il verde delle valli che lo circondano, e attraversato da freschi torrenti dalle acque limpide e pulite, si trova una Pineta di notevole richiamo soprattutto nella stagione estiva, dove è possibile trovare riparo dalla calura e si possono sfruttare al meglio i tavoli, le aree attrezzate, i bracieri. Sempre d'estate, le rive dei torrenti di Carrosio si punteggiano di bagnanti che sfruttano le insenature naturali per un bagno. Una curiosità, di notevole interesse per appassionati di geologia e per ricercatori è non solo l'incontro proprio in questa zona delle Alpi e degli Appennini, ma soprattutto la scoperta di una linea convenzionale di rocce che testimonia il passaggio Paleogene-Neogene. Quindi, solo in questo punto in tutto il mondo è possibile stabilire grazie a specifiche caratteristiche delle rocce, che queste hanno un'età di 23,8 milioni di anni.

CAPRIATA D´ORBA
Bagnato dai torrenti Orba, Lemme, Albedosa ed altri rii, questo comune è ricco di piacevoli passeggiate sui colli, tra vigneti e boschi, e offre scorci pregevoli specialmente sulle pianeggianti terre bagnate dal torrente Orba, in cui non è difficile trovare pagliuzze d'oro tra la ghiaia del greto, ultimamente habitat ideale per uccelli come aironi e garzette. Capriata ha avuto per secoli un proprio castello, di cui oggi resta una torre, detta Del Castelvecchio, risalente al XII secolo e alcuni tratti di mura e fortificazioni risalenti al secolo X. La Chiesa Parrocchiale, dedicata a S.Pietro e alla Madonna del Rosario, è un'antica costruzione dorica, con tre navate e la facciata a disegno toscano; il primo documento che la cita risale addirittura al 1200 e da allora numerosi rifacimenti l'hanno portata allo stato attuale.

 

Vino

Disciplinare del Gavi

DECRETO 9/07/1998 ( pubblicato G.U. n. 185 del 10/08/1998 )
modificato da
DECRETO 12/03/2001 ( pubblicato G.U. n. 77 del 02/04/2001 )

DISCIPLINARE Dl PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA "GAVI" O "CORTESE DI GAVI"

Art. 1.
La denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi", già riconosciuta come denominazione di origine controllata con decreto del Presidente della Repubblica 26 giugno 1974, è riservata ai vini bianchi che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Tali vini sono i seguenti:

"Gavi" o "Cortese di Gavi" tranquillo;
"Gavi" o "Cortese di Gavi" frizzante;
"Gavi" o "Cortese di Gavi" spumante.

Art. 2.
La denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" con la specificazione "tranquillo", "frizzante", "spumante" è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti, presenti in ambito aziendale, composti dal solo vitigno Cortese.

Art. 3.
La zona di produzione delle uve che possono essere destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi", di cui all'art. 1, è così delimitata: partendo dall'estremo punto nord, corrispondente con l'incrocio fra la strada provinciale Novi Ligure-Gavi e la via Egidio Raggio dell'abitato di Novi Ligure la linea di delimitazione segue la via Egidio Raggio sino all'incrocio con la strada statale n. 35-bis. Seguendo la strada statale n. 35-bis verso Serravalle Scrivia attraversa l'abitato Serravalle Scrivia sino al bivio con la provinciale Gavi- Serravalle Scrivia, quindi percorrendo detta strada provinciale raggiunge la galleria nei pressi della cascina Grilla. Dalla galleria in località cascina Grilla, il comprensorio è delimitato dallo spartiacque sino al limite dei confini tra i comuni di Gavi e Arquata Scrivia. Quindi la linea di delimitazione segue i confini esterni dei comuni di Gavi, Carrosio, Bosio, Parodi e S. Cristoforo, includendo nella zona di produzione l'intero territorio di detti comuni. Seguendo il confine tra i comuni di S. Cristoforo e Castelletto d'Orba, la linea di delimitazione attraversa la strada provinciale S. Cristoforo-Capriata d'Orba, sino a raggiungere il confine di Capriata d'Orba. Segue quindi il confine tra i comuni di Capriata d'Orba e Castelletto d'Orba ad incontrare nuovamente la strada provinciale S. Cristoforo-Capriata d'Orba. Percorrendo detta strada la linea di delimitazione raggiunge il bivio per Francavilla Bisio e proseguendo per la strada Capriata d'Orba-Francavilla raggiunge l'abitato di Francavilla Bisio. Segue un breve tratto della strada Francavilla Bisio-Basaluzzo sino al bivio con la strada per Pasturana in località Madonnetta. Segue detta strada, verso Pasturana, fino al ponte sul Rio Riasco; segue il corso di detto Rio, verso monte, sino a raggiungere il ponte sulla strada Tassarolo-Novi Ligure. Percorre quindi la strada Tassarolo-Novi Ligure sino al bivio con la strada Gavi-Novi Ligure e successivamente detta strada sino all'incrocio con la via Egidio Raggio nell'abitato di Novi Ligure.

Art. 4.
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione di vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere quelle tradizionali della zona, e comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche di qualità. Sono pertanto da considerare idonei unicamente i vigneti collinari di giacitura ed orientamento adatti ed i cui terreni siano di natura calcarea-argillosa-marnosa, con esclusione delle giaciture pianeggianti ed umide di fondovalle. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed il sistema di potatura nei nuovi impianti devono essere quelli tradizionali, e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino. I nuovi impianti ed i reimpianti dovranno avere un numero di ceppi per ettaro non inferiore a 3.300. La resa massima di uva per ettaro dei vigneti, in coltura specializzata, destinati alla produzione dei vini di cui all'art. I non deve essere superiore a 9,5 tonnellate. Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la produzione massima per ettaro in coltura promiscua deve essere calcolata in rapporto all'effettiva superficie coperta dalla vite. Nelle annate favorevoli i quantitativi di uve ottenuti e da destinare alla produzione dei vini a d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere riportati nel limite di cui sopra, fermo restando il limite resa uva-vino per i quantitativi di cui al comma successivo, purchè la produzione globale non superi del 20% il limite medesimo; oltre tale valore decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto. La resa massima dell'uva in vino finito non deve essere superiore al 70%. Qualora superi questo limite ma non il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla d.o.c.g. Oltre il 75% decade il diritto alla d.o.c.g. per tutto il prodotto. La Regione Piemonte, sentito il parere degli interessati, con proprio decreto, può modificare di anno in anno, prima della vendemmia, il limite massimo di produzione delle uve per ettaro per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" inferiore a quello fissato dal presente disciplinare, ai sensi della legge n. 164/1992, dandone comunicazione immediata al Ministero per le politiche agricole - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 9,50% vol. per le tipologie tranquillo e frizzante, e di 9,00% vol. per la tipologia spumante. Le partite di uve destinate alla spumantizzazione dovranno costituire oggetto di separata registrazione e denuncia.

Art. 5.
Le operazioni di vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione delimitata dall'art. 3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.

Art. 6.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Tipologia: tranquillo
aspetto: limpido;
colore: paglierino più o meno intenso;
odore: caratteristico, delicato;
sapore: asciutto, gradevole, di gusto fresco ed armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo:10,50% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.

Tipologia frizzante
aspetto: limpido;
colore: paglierino più o meno tenue;
odore: fine, delicato, caratteristico;
sapore: asciutto, gradevole, di gusto fresco ed armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% voI.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.

Tipologia spumante
aspetto: limpido;
colore: paglierino più o meno tenue;
spuma: fine e persistente;
odore: fine, delicato, caratteristico;
sapore: armonico, pieno, asciutto. gradevole;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto secco netto minimo: 15,0 g/l.

E' facoltà del Ministero per le politiche agricole - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini - modificare con proprio decreto, per i vini di cui al presente disciplinare, i limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto secco netto.

In relazione all'eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore del vino "Gavi" o "Cortese di Gavi", nella tipologia "Tranquillo", può rivelare lieve sentore di legno.

Art. 7.
Nella presentazione e designazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi" è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi "extra", "fine", "scelto", "selezionato", e similari. E' consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente. E' consentito l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento a comuni, frazioni, fattorie, zone e località, dalle quali effettivamente provengono le uve da cui i vini così qualificati sono stati ottenuti, purchè nel rispetto delle normative vigenti in materia. E' consentito l'uso di indicazioni toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento alle "vigne" dalle quali effettivamente provengano le uve da cui il vino così qualificato è stato esclusivamente ottenuto, a condizione che tali vigne siano indicate ed evidenziate separatamente all'atto della denuncia all'albo dei vigneti e che le uve da esse provenienti ed i vini da esse separatamente ed unicamente ottenuti siano distintamente indicate e caricati rispettivamente nella denuncia annuale di produzione delle uve e nei registri obbligatori di cantina. In sede di designazione, la indicazione del comune deve figurare in etichetta e negli imballaggi al di sotto della dicitura "denominazione di origine controllata e garantita", riportando esclusivamente la dicitura "del comune di …"purchè il vino sia prodotto nel Comune indicato. E' obbligatorio riportare in etichetta l'indicazione dell'annata di produzione delle uve per i vini d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese di Gavi" nelle tipologie "tranquillo", "frizzante" e "spumante" elaborato con metodo Charmat. Per il vino a d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese di Gavi" spumante deve essere indicata in etichetta l'annata di sboccatura, mentre resta facoltativa l'indicazione del millesimo riferito alla vendemmia.

Art. 8.
L'aumento del titolo alcolometrico volumico del mosto o del vino nuovo ancora in fermentazione, destinato a produrre vini a d.o.c.g. "Gavi" o "Cortese dl Gavi" deve essere ottenuto mediante mosto di uve concentrato ottenuto dalle uve di vigneti della varietà Cortese prodotte nella zona di cui all'art. 3, iscritti all'albo dei vigneti della denominazione di origine controllata e garantita "Gavi" o "Cortese di Gavi", o con mosto concentrato rettificato.

Storia del Gavi

Storia di un nobile vitigno piemontese: il Gavi docg

La vocazione vitivinicola del gaviese ha certamente origini molto antiche: il primo documento che testimonia tale realtà risale al 3 giugno 1072 ed è conservato nell'Archivio di Stato di Genova. Vi si parla della cessione in affitto da parte del vescovo di Genova a due cittadini gaviesi di vigne e castagneti in località Meirana. Il ritrovamento di introiti del 1373 riferiti alla destinazione di vino delle castellanie di Parodi e Tagliolo al mercato genovese, suggerisce come il vino prodotto nel Basso Piemonte abbia un mercato tutt'altro che trascurabile già in epoca medievale.

Il primo riferimento specifico al vitigno Cortese si riscontra nelle lettere scritte dal fattore del castello di Montaldeo al marchese Doria, nel 1659 e nel 1688, dove si parla di impiantamenti di "viti tutte di cortese, qualche fermentino, nebbioli dolci ( varietà a bacca nera )".

Successivamente, nel 1799 il conte Nuvolone cita il cortese nella forma dialettale corteis.

Nel 1876 il marchese Cambiaso, proprietario delle tenute Centuriona e Toledana, crea i primi impiantamenti specializzati a cortese di grandi dimensioni e il suo esempio viene seguito in breve tempo dalle famiglie Raggio, Serra, Sartorio e Spinola. E' l'inizio dell'era moderna del Gavi che può vantare il primo trattato ampelografico già a partire dal 1870, quando Demaria e Leardi stendono una descrizione accurata del Cortese. Lo definiscono, tra l'altro, particolarmente adatto alla spumantizzazione, grazie soprattutto all'opera dell'enologo francese Luigi Oudard ( curatore delle cantine del conte di Cavour a Grinzane) che per primo utilizzò il Cortese per i suoi spumanti.

Nella stessa epoca il Cortese varca i limiti dei confini nazionali, raggiungendo i mercati di Germania, Svizzera e Sud America, mentre nella vicina Francia viene inserito nelle Mille Varietés de Vignes a opera del Pulliat nel 1888. Il prestigio crescente di questo vitigno in Italia e all'estero fa aumentare la produzione di vino, permettendogli di assumere un peso sempre maggiore nell'economia locale.

Nei primi anni del Novecento la minaccia della filossera ( temibile malattia della vite , oggi ormai debellata) imponendo un rinnovamento pressoché totale dei vigneti europei, determina, paradossalmente, una considerevole crescita della produzione di Cortese. In tale circostanza, infatti, molti viticoltori gaviesi, costretti a reimpiantare le vigne, destinano uno spazio sempre maggiore al Cortese.

Nel 1974 il "Gavi o Cortese di Gavi" si fregia della DOC e a partire dal 1998 della DOCG, un riconoscimento che permetterà di consolidarne il prestigio internazionale e, soprattutto, di migliorare - attraverso rese più basse (ovvero una minor produzione di uva per ettaro) - la qualità di questo nobile vino piemontese.

Il disciplinare delimita la zona di produzione a circa 1.100 ettari compresi in 11 comuni: singolare l'analogia numerica con i paesi del Barolo, il grande rosso piemontese di cui il Gavi è considerato l'omologo tra i bianchi.

Il luogo comune secondo cui il Gavi sarebbe un vino da bere esclusivamente giovane è ormai smentito dai fatti: degustazioni di Gavi di cinque, dieci e più anni dimostrano che risulta perfettamente conservato e anzi organoletticamente impreziosito dal lungo affinamento.

Ciò nonostante esiste una lunga schiera di Gavi che fanno della freschezza il loro punto di forza, non disgiunta peraltro da buona struttura ed equilibrio. Il vitigno Cortese si trova infatti a suo agio in tipologie diverse tra loro: fermo o spumante, giovane o maturo, affinato in legno o in acciaio.

Puntare sulla qualità e sul radicamento in un territorio unico per bellezza, tradizioni e cultura è la sfida dei produttori del Gavi al mercato globale.

Scheda fenologica

CICLO BIOLOGICO DELLA VITE E DEL CORTESE

La fenologia è la branca dell' ecologia che studia i rapporti tra i fattori climatici e la manifestazione stagionale di alcuni fenomeni della vita vegetale. La vite ripete ogni anno un ciclo vegetativo costante le cui fasi fenologiche partono dal "pianto", che è la manifestazione della nuova attività delle radici, e proseguono con il germogliamento, lo sviluppo fogliare, l'emissione dell'infiorescenza, la fioritura, lo sviluppo dei frutti, la maturazione degli acini e la raccolta, per finire con la senescenza, e l'inizio della stasi vegetativa.

Si definisce "pianto", il liquido che esce dalle ferite di potatura della vite in primavera, ad indicare che le radici hanno una forte attività, condizionata dall'aumento della temperatura del suolo, dovuto alla maggiore insolazione ( a partire da 11° C ).

Invece la schiusura delle gemme si ha, secondo diversi autori, a temperature variabili dai 7° ai 13°, e la rapidità del germogliamento aumenta progressivamente con temperature costanti sino a 18°. Una fase fenologica importante è la fioritura, tra la prima e seconda decade di giugno, che coincide con la piena attività della vegetazione. L'andamento del clima in questa fase è determinante per lo sviluppo futuro della vite, che risulta fortemente influenzato dalle temperature, dalla pioggia che può rallentare la fase fenologica danneggiando il polline, e dai trattamenti antiparassitari.

Tra la fine del mese di giugno e l'inizio di luglio, si riscontra l'allegagione, ossia la trasformazione di alcuni fiori in piccoli frutticini, mentre gli altri abortiscono e cadono (la "colatura", è fenomeno abbastanza normale entro certe percentuali).

Successivamente, la crescita del frutto è dovuta ad una moltiplicazione cellulare molto intensa, e la fotosintesi da parte delle bacche è sufficiente al loro sviluppo; dopo di ché la crescita della bacca si arresta quando il seme raggiunge la sua massima dimensione e si rileva un aumento progressivo del contenuto di zuccheri (glucosio e fruttosio) con relativa riduzione degli acidi (siamo arrivati alla fase della maturazione).

Prima della vendemmia si riscontra la maturazione dei tralci che si colorano perdendo acqua e assumendo consistenza legnosa: questa fase viene definita "agostamento", in riferimento al mese in cui essa si compie.

Infine, dopo la raccolta delle uve, inizia la fase di caduta foglie che si può protrarre sino a novembre inoltrato, in relazione all'intensità del freddo; a conclusione di questo stadio la vite si accinge al riposo invernale prima della ripresa primaverile.

Elenco delle principali fasi fenologiche e periodo medio del vitigno cortese

Stadio vegetativo Epoca Note
Gemma dormiente Inverno sino a fine marzo  
Gemma cotonosa Metà aprile Dal 1 al 15/4
Abbozzo fogliare Fine aprile Dal 15 al 30/4
Foglie distese Prima decade di maggio Dal 1 al 10/5
Da grappoli visibili a grappoli separati Seconda metà di maggio Dal 15 al 30/5
Bottoni fiorali separati Prima settimana di giugno Dal 1 al 5/6
Fioritura Intorno alla metà di giugno Dall'8 al 18/6
Da allegagione a prechiusura grappolo Dalla fine di giugno, sino alla 2° decade di luglio Dal 20/6 al 20/7
Da chiusura ad invaiatura Da fine luglio alla 1° decade di agosto Dal 20/7 al 10 /8
Maturazione Dalla 2° decade di agosto a metà settebre (vendemmia) Dal 15/8 al 18/9

Le epoche fenologiche indicate, sono situazioni medie, in quanto possono essere leggermente variabili in funzione delle caratteristiche meteo dell'annata e del tipo di vigneto in osservazione (esposizione, età, tipo di conduzione ..) .

Davide Ferrarese - Responsabile Tecnico del Consorzio

 

Il Consorzio

Il Consorzio di Tutela del Gavi nasce nel 1993, allo scopo di tutelare, valorizzare e curare gli interessi relativi alla Denominazione di Origine. Rappresenta circa il 75% della produzione di Gavi e conta 200 produttori associati (di cui 64 imbottigliatori) che hanno celebrato nel 2004 il 30° anniversario dal conseguimento della DOC (1974) e i 6 della DOCG (1998).

La sua attività si articola in due momenti: vigilanza, in collaborazione con gli enti appositi, sulla produzione, vinificazione ed imbottigliamento del GAVI DOCG , e promozione dell'immagine della Denominazione.

Nel 2004 il Consorzio di Tutela del Gavi è stato il primo in Italia ad aver compiuto la revisione dell'albo dei vigneti. Tramite visite degli ispettori in loco e foto aeree, è stata fotografata esattamente l'area del Gavi docg, sia sotto il profilo catastale, quindi della esatta superficie - pari a 1.075 ettari delimitati in 11 Comuni - sia sotto quello ampelografico: infatti possiamo con orgoglio dichiarare che nelle vigne ci sono solo viti di Cortese, per la produzione di Gavi in purezza, come richiede il disciplinare.

La tracciabilità, ovvero il controllo di filiera dal vigneto alla tavola, è essenziale per la tutela della denominazione e del consumatore: a tal scopo il Consorzio ha inserito su questo sito una pagina ad essa dedicata, dove si può verificare l'originalità del Gavi acquistato, digitando serie e numero della fascetta apposta sul collo della bottiglia: si avranno informazioni sul produttore, la tipologia, l'annata e il periodo di imbottigliamento.

Il "Progetto di selezione clonale " in collaborazione con il Centro Miglioramento della Vite del C.N.R. di Torino, diretto dal dott. Mannini, prevede l'omologazione nel 2007 di nuove barbatelle, di proprietà del Consorzio, dalle specifiche caratteristiche di salubrità e tipicità del vitigno. Tale successo è il frutto di nove anni di ricerca delle migliori piante di Cortese effettuata in numerosi vigneti della Denominazione; gli esperti del CNR hanno poi selezionato i fenotipi più interessanti, impiantandoli in vigneti sperimentali ( l'ultimo nella primavera del 2005) che hanno portato all'ulteriore selezione delle barbatelle più sane e fenologicamente rilevanti.

Altra funzione del Consorzio consiste nel realizzare iniziative atte alla valorizzazione e al sostegno della produzione vitivinicola sia in ambito nazionale che internazionale.

In Italia notevole risalto è da attribuire alle fiere internazionali del settore enologico, quali il Vinitaly di Verona in primavera e il Salone del Vino di Torino, in autunno, alle quali il Consorzio partecipa con un proprio stand, degustazioni e attività promozionali nei confronti di consumatori e addetti ai lavori.
Tra le fiere internazionali il Prowein di Düsseldorf in Germania riscontra un grande successo di pubblico, essendo quello tedesco il maggior mercato per il Gavi docg.
All'interno del proprio stand il Consorzio presenta e fa degustare i vini delle aziende consorziate che qui possono accogliere i buyers.

La promozione dell'immagine del Gavi passa anche attraverso la valorizzazione del suo Territorio: è quindi importante la collaborazione con gli enti e le associazioni della Provincia, quali l'Associazione Alto Monferrato, Asperia, Alexala, Slow Food, i Comuni della Denominazione.
Tra le diverse iniziative in sede locale va ricordato "Andar per Gavi" (la 2° domenica di settembre) quando i produttori aprono le loro cantine al pubblico.
Il Consorzio sta inoltre sviluppando un ambizioso progetto "Gavi, un vino, un territorio" che vede la collaborazione di ricercatori dell'Università di Torino e di esperti di marketing territoriale di Slow Food. Iniziato nel dicembre del 2004, il lavoro preparatorio ha mirato a fotografare nel dettaglio le risorse naturali, storico-architettoniche, enogastronomiche, produttive e ricettive degli 11 Comuni della Denominazione.

Accanto all'attività istituzionale di tutela e promozione, rivestono particolare importanza per il Consorzio Tutela del Gavi i servizi offerti alle aziende associate.

Oltre alla già citata promozione in tutti gli appuntamenti fieristici in Italia e all'estero, i soci usufruiscono dell'informazione puntuale e tempestiva in merito alle novità normative ( il Consorzio è infatti socio della Vignaioli Piemontesi e di Federdoc).

Inoltre è stato avviato un servizio di consulenza tecnica che ha visto, già dal 2005, il monitoraggio delle curve di maturazione delle uve nei diversi terreni della denominazione ( strumento utile per valutare il periodo di inizio della vendemmia), la presenza di un esperto a disposizione dei soci per acquisire ed elaborare dati tecnici relativi al comprensorio del Gavi DOCG (geologia, clima e caratteristiche dell'area) e per informazioni inerenti la potatura del vigneto, il miglioramento qualitativo della vite, la flavescenza dorata, ecc.

Molto apprezzata dalle aziende è anche la consulenza amministrativa, in particolare per la tenuta dei registri e le pratiche burocratiche, che il Consorzio intende potenziare, vista la crescente complessità della normativa in materia.

Nel panorama vitivinicolo internazionale, vista l'aggressiva concorrenza di paesi emergenti, la strategia vincente risulta quella di fidelizzare il consumatore con un giusto equilibrio tra qualità e prezzo e un forte richiamo al legame con il suo terroir, verso il quale convogliare un numero sempre maggiore di visitatori. Occorre poi educare viticultori e residenti alla cultura del vino come presenza fondante di un territorio: questa è la sfida per il futuro e il Consorzio Tutela del Gavi ha posto le basi per essere uno dei protagonisti.





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