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Denominación de Origen
Franciacorta DOCG

Consorzio Tutela Franciacorta
Via Giuseppe Verdi, 53, 25030 Erbusco (BS), Italia

Tel.: +39 030/7760477

Fax: +39 030/7760467

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Web: www.franciacorta.net

Descripcion:

IL TERRITORIO

L’origine del termine Franciacorta deriva da “curtes francae”, cioè quelle piccole comunità di monaci benedettini insediate nell’Alto Medioevo in zona collinare vicino al Lago d’Iseo che erano esentate dal pagamento dei dazi, ai Signori e al vescovo, per il trasporto ed il commercio delle loro merci in altri Stati o possedimenti, poiché i frati erano dediti alla bonifica dei territori assegnati e istruivano i contadini alla coltivazione dei campi. Infatti le “curtes” erano i principali centri di commercio dell’epoca.

Il toponimo Francia Corta è riportato in modo chiaro e per la prima volta in un’ordinanza dell’ottavo libro degli Statuta Communis Cibitatis Brixiae dell’anno 1277, per identificare l’area ad ovest della città di Brescia che ricomprendeva i comuni di Gussago, Sale, Urago, Rodengo e Ronco, ingiunti a pagare un contributo per la costruzione del ponte sul fiume Mella. La prima carta toponomastica e geografica della Franciacorta compare in uno Statuto del Doge Francesco Foscari (1429) e ricalca gli attuali confini, definiti dal disciplinare di produzione dei vini di Franciacorta approvato il 21 luglio 1967 cioè quel territorio delimitato a nord dalle sponde del Lago d’Iseo a est dal proseguimento delle Alpi Retiche che dividono la Valle Camonica dalla Val Trompia, a ovest dal fiume Oglio, a sud dal Monte Orfano.

Il territorio della Franciacorta si sviluppa su 19 comuni della Provincia di Brescia:

Adro
Capriolo
Cazzago San Martino
Cellatica
Coccaglio
Cologne
Corte Franca
Erbusco
Gussago
Iseo
Monticelli Brusati
Ome
Paderno Franciacorta
Paratico
Passirano
Provaglio d'Iseo
Rodengo Saiano
Rovato
Brescia

Zonazione

Lo studio di zonazione, iniziato nel 1992 per volontà dei produttori del Consorzio per la tutela del Franciacorta, ha permesso di definire la vocazionalità viticola dell’intera Franciacorta, studiando e valutando l’effetto dell’insieme delle caratteristiche geopedologiche e la morfologia del paesaggio e dei vigneti ad esso associati sulle prestazioni vegeto-produttive e qualitative del vigneto franciacortino.

Questo studio è in continuo approfondimento e arriva nel dettaglio fino ai singoli vigneti, operando con sensori multispettrali aerotrasportati, in grado di correlare i dati sulla condizione vegeto-produttiva del vigneto ai dati sulla qualità delle uve, il tutto in relazione alla classificazione del territorio realizzata dalla zonazione. Questo innovativo sistema di rilevazione consente di valorizzare l’interazione tra vitigno e ambiente di coltivazione esaltando le specificità comportamentali e di adattamento di una varietà al luogo di coltivazione. Inoltre, tali studi, essendo prodotti, aggiornati e comunicati in tempo reale on-line, consentono alle aziende di operare specifiche scelte di tecnica agronomica e ottimizzare le strategie vendemmiali in funzione dell’obiettivo enologico.

Questa ricerca ha permesso di definire la vocazionalità viticola dell’intera Franciacorta, studiando e valutando l’effetto dell’insieme delle caratteristiche geopedologiche e la morfologia del paesaggio e dei vigneti ad esso associati sulle prestazioni vegeto-produttive e qualitative del vigneto franciacortino. Questo studio è in continuo approfondimento e arriva nel dettaglio fino ai singoli vigneti, operando con sensori multispettrali aerotrasportati, in grado di correlare i dati sulla condizione vegeto-produttiva del vigneto ai dati sulla qualità delle uve, il tutto in relazione alla classificazione del territorio realizzata dalla zonazione. Questo innovativo sistema di rilevazione consente di valorizzare l’interazione tra vitigno e ambiente di coltivazione esaltando le specificità comportamentali e di adattamento di una varietà al luogo di coltivazione. Inoltre, tali studi, essendo prodotti, aggiornati e comunicati in tempo reale on-line, consentono alle aziende di operare specifiche scelte di tecnica agronomica e ottimizzare le strategie vendemmiali in funzione dell’obiettivo enologico.

Conformazione

Il territorio della Franciacorta è delimitato a est da colline rocciose e moreniche di Rodengo, Ome, Gussago e Cellatica, a nord dalle sponde del lago d’Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche e a ovest dal Fiume Oglio e a sud della colline del Montorfano.
Osservando dall’alto la Franciacorta e la zona del lago d’Iseo (o Sebino) si vede ben netta la conformazione dell’anfiteatro morenico formatosi all’epoca della glaciazione della terra (era geologica Secondaria e Terziaria) per opera di un grande ghiacciaio che, proveniente dalla Val Camonica, subito dopo la conca del lago si divise in due rami: uno piccolo a occidente e uno molto più grande e più importante a oriente. L’anfiteatro del lago d’Iseo deve la sua conformazione a cinque principali periodi dello sviluppo del ghiacciaio.

-Il primo periodo è caratterizzato dalla grande espansione del ghiacciaio con la formazione del primo arco morenico identificabile nel massiccio di Montorfano. I resti di questo periodo sono costituiti da ondulazioni irregolari non troppo elevate quali quelle di Zocco e Paderno Franciacorta. Fra i rilievi entro i quali rimase stretta la massa glaciale per qualche tempo possiamo osservare le tipiche morene laterali, dalle più antiche alle più recenti.

-Il secondo periodo è caratterizzato dalla sosta del ghiacciaio per lungo tempo in sito e la conseguente formazione della cerchia morenica più alta e più importante. La parte destra è rappresentata dalle morene accostate alle falde del monte Alto, da sopra Clusane fino a Colombaro e in parte dall’elevata collina a ovest di Nigoline. La parte sinistra è la più tipica ed è costituita dalla serie di colline che da Fontane raggiunge Provezze per il monte Martinello e il monte di Fantecolo, S. Giorgio di Monterotondo fino a Bornato. La morena frontale costituisce un magnifico arco che da Adro si sviluppa tra Torbiato ed Erbusco, fino a Calino. La parte frontale e laterale sinistra dell’anfiteatro d’Iseo costituisce proprio la Franciacorta.

- I tre periodi successivi sono caratterizzati dal ritiro del ghiacciaio dalla piana bresciana e conseguente rilascio di grande quantità di materiale morenico che poi, nel tempo, si è ricoperto di terreno attivo e ha dato origine alle dolci colline della Franciacorta.

Dunque il suolo di origini moreniche della Franciacorta così composto (terreni alloctoni), ha come caratteristiche fondamentali una ricchezza enorme di minerali aggiunti e diversi da quelli derivati solo da rocce presenti in loco (terreni autoctoni), che costituisce la base fondamentale per una viticoltura di qualità. La vite, infatti, arbusto perenne con durata media d’impianto di circa 25-30 anni, ha bisogno, per sviluppare bene ed esprimere al massimo le sue caratteristiche, di una gran quantità di materia anche in micro e meso elementi che non sono direttamente assorbiti dalla vite in quantità elevate, ma sono fondamentali come catalizzatori di tutte le reazioni di biosintesi più particolari, come ad esempio la sintesi dei precursori degli aromi. Un’altra caratteristica molto importante dei terreni della Franciacorta è la loro conformazione, che sviluppa in dolci colline, e la loro struttura granulometrica, elementi che facilitano molto lo scolo delle acque in eccesso per cui la vite, che soffre il ristagno idrico e delle fisiopatie a esso collegate, ha tutti i presupposti per crescere bene e sana.

Le caratteristiche pedo-paesaggistiche del territorio si possono raggruppare in sei unità di paesaggio (per zone geologiche) e quattro tipi di suolo.

Unità di paesaggio:

• fluvioglaciale orientale;
• morenico antico (primo periodo di glaciazione);
• morenico recente (ultimi periodi di glaciazione);
• cordoni e piane di ritiro;
• colline calcaree e colluvi;
• torbiere del Sebino.

Tipi di suolo:

• fluvioglaciali, caratterizzati da depositi grossolani, suoli sottili e moderatamente profondi;
• morenici, caratterizzati da suoli mediamente profondi presenti su versanti di piccola pendenza;
• morenici sottili, presenti su versanti con pendenze elevate (assimilabili a creste moreniche spianate);
• fini, tipici dei suoli limosi e profondi, dei cordoni e delle piane di ritiro del ghiacciaio del Sebino.

Inoltre nei suoli sono state individuate le zolle che hanno reazioni fortemente basiche (calcari marnosi) e quelle a reazioni tendenzialmente acide o neutre nei difficili terreni limosi delle piane di ritiro. Queste differenziazioni sono fondamentali per determinare il piede ottimale da innestare alle marze dei vitigni coltivati e per il riflesso che hanno sulle caratteristiche dei frutti e, quindi, del vino con essi prodotti.

Anche il clima della Franciacorta presenta quelle caratteristiche che meglio corrispondono alle esigenze dei vigneti. I venti freddi provenienti dalla Val Camonica vengono mitigati dagli influssi dei laghi e dalla presenza delle piccole alture moreniche in prossimità del bacino d’Iseo quindi, pur essendo la zona in prossimità della umida e nebbiosa pianura Bresciana, i venti che spirano dai laghi non permettono la formazione di nebbie invernali, nonché di plaghe di umidità durante la primavera e l’estate, che bloccando così i cicli vitali delle crittogame.

I VINI

La Franciacorta

La Franciacorta è un territorio vocato alla viticoltura da tempo immemorabile. Eredi di questa antica tradizione, i vignaioli di oggi credono fermamente nelle potenzialità della Franciacorta e investono grandi risorse puntando tutto sulla produzione e cura di un vino d’altissima qualità, il Franciacorta Docg Denominazione di Origine Controllata e Garantita, che hanno saputo elaborare, affinare, imporre sul mercato con un dinamismo unico a livello nazionale per la sua sorprendente crescita. Accanto ad esso sono inoltre prodotti i vini Curtefranca Doc, Denominazione di Origine Controllata Bianco e Rosso e il Sebino Igt, Indicazione Geografica Tipica.

Curtefranca Doc Bianco
E’ previsto l’uso di Chardonnay e Pinot nero più una quota di Pinot bianco che può essere al massimo in misura del 50%, ma di fatto è prodotto in prevalenza con uve Chardonnay,. Il Curtefranca Doc Bianco è di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, di gusto particolarmente delicato. Il sapore è asciutto, fresco e vellutato. La gradazione minima è di 11 gradi. Il Curtefranca Doc Bianco con menzione Vigna identifica un prodotto superiore, con rese inferiori e tempi di affinamento più lunghi rispetto al Curtefranca; si distingue dai prodotti “base” perché derivando da un unico vigneto identificato sulle mappe catastali da un preciso toponimo, rispecchia le peculiarità di uno specifico vigneto. Matura per almeno 12 mesi e lungamente affinato in bottiglia; acquista così particolare importanza e sprigiona profumi di fiori e di frutta particolarmente intensi, caratteristici e fini. La gradazione minima è di 12 gradi.

 

Curtefranca Bianco Doc Vitigni: Chardonnay e/o Pinot nero ePinot Bianco (massimo 50%)
Descrizione: Giallo paglierino più o meno intenso con riflessi verdognoli; più carico se recante il toponimo di vigna, delicato, ampio, fruttato con sensazioni di frutta matura, tropicale e fiori di tiglio. Di medio corpo, asciutto, armonico.
Temperatura di consumo: 7-10 °C
Abbinamenti: Antipasti, salumi, pesci in generale, primi piatti tradizionali e, se affinato in legno, ottimo accostamento anche con i piatti più importanti accompagnati a salse.
Curtefranca Rosso Doc Vitigni: Cabernet Franc e/o Carmenere minimo 20%, Merlot minimo 25%, Cabernet sauvignon da un minimo del 10% ad un massimo del 35%.. Possono inoltre concorrere tutti i vitigni a bacca rossa ammessi alla coltivazioni nella Provincia di Brescia(max 15%).
Descrizione: Rosso vivo intenso, se giovane con riflessi brillanti tendenti al violaceo, se invecchiato con riflessi granati, intenso vinoso, profumo di frutta matura, a volte erbaceo; con l’invecchiamento acquista aromi complessi e speziati; asciutto, pieno e ricco.
Temperatura di consumo: 18° C
Abbinamenti: Primi piatti con sughi a base di carne; con carni bianche, carni rosse o selvaggina se invecchiato.

 

IGT Sebino

In Franciacorta alcuni vini rossi e bianchi di qualità hanno la qualifica di Indicazione Geografica Tipica (Igt) Sebino. I vini con l'indicazione Sebino possono essere prodotti in quattro tipologie differenti: bianco, rosso, novello e passito utilizzando tutti i vitigni bianchi e rossi ammessi nella Provincia di Brescia.. Sono previste anche le tipologie con nome di vitigno (quando la varietà indicata è presente nell’uvaggio per almeno l’85%): Sebino Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Carmenere, Nebbiolo e Barbera.Il territorio dell'Igt Sebino copre l'intera Franciacorta e si estende leggermente al di là, includendo così le aree vitate site in Palazzolo sull’Oglio, , Brione, e una zona collinare in comune di Brescia. Le normative e i controlli dell'Igt sono sempre di pertinenza del Consorzio di tutela. Questa categoria di vini è generalmente dedicata a vini giovani e freschi, anche se alcuni produttori imbottigliano come Sebino prodotti di stile notevole.

LA STORIA

Viticoltura Antica

Sulle colline della Franciacorta la vite è stata impiantata fin dalle epoche più remote. Ne sono una prova i rinvenimenti di vinaccioli di epoca preistorica e materiale archeologico rinvenuto un po’ su tutta la zona oltre alle diverse testimonianze di autori classici, da Plinio a Columella a Virgilio e sappiamo anche dei popoli che si stanziarono nella Franciacorta e che conosciamo anche attraverso testimonianze storiografiche: i galli Cenomani, i Romani, i Longobardi.
Il materiale più abbondante è quello romano ed è dato principalmente da iscrizioni funebri, commemorative e da pietre militari. Eccezionale è il reperto archeologico rappresentato da un grandioso architrave di tempio che, proveniente da Erbusco, fu portato a Brescia e ora è murato a vista nella facciata del palazzo del Monte di Pietà della Loggia. I Romani hanno lasciato il loro ricordo in molti toponimi e in nomi di località: Cazzago e Gussago sono di derivazione gentilizia romana.

Particolarmente interessante e funzionale alla configurazione del paesaggio agrario e al significato della presenza del lavoro dell’uomo, si colloca l’ampio contributo di Gabriele Archetti su “Vigne e vino nel Medioevo: il modello della Franciacorta (secoli X-XV)”.

L’indagine dell’Archetti, riguardante la zona compresa tra il corso del Mella e dell’Oglio ha permesso di tracciare una mappa della vitivinicoltura per il periodo altomedievale, di verificarne l’incidenza nel corso dei secoli, di individuare la varietà dei vitigni, le rese per ettaro, le tecniche di coltivazione, gli attrezzi impiegati dai contadini nei lavori campestri e in cantina, fino a stabilire i prezzi del vino, i costi del lavoro dei rustici o delle maestranze artigiane e le disposizioni statutarie emanate a tutela della vite e del commercio del vino.
Un’altra grande ricerca territoriale della Franciacorta è quella condotta da Angelo Baronio grazie alle carte di grandi enti monastici che attraverso i loro possedimenti contribuirono al consolidamento, già prima del Mille, di una società rurale profondamente legata all’influsso delle istituzioni monastiche. Tra le fondazioni monastiche più attive nel dissodamento, bonifica e coltivazione del territorio figura il monastero femminile di Santa Giulia di Brescia, le cui proprietà franciacortine sono documentate da una fonte di eccezionale importanza: un Polittico della seconda metà del secolo IX. Nella stessa epoca sono attive numerose altre corti monastiche tra cui quelle di Clusane (priorato cluniacense), Colombaro (cella di Santa Maria), Timoline (corte di Santa Giulia), Nigoline (corte di Sant’Eufemia), Borgonato (corte di Santa Giulia), Torbiato (corte dei monasteri di Verona e di S.Faustino di Brescia).

Il primo documento che ci dà notizia di proprietà fondiarie dislocate in Franciacorta, dipendenti dal monastero bresciano di S.Salvatore, risale all’anno 766. Si tratta del diploma con cui Adelchi, figlio di Desiderio, in accordo con la madre Ansa, aveva provveduto a donare “pro remedio animae” al monastero, fondato pochi anni prima proprio per iniziativa della madre.
Prima del secolo X, però, le nostre conoscenze sulla diffusione e la consistenza della viticoltura rimangono scarse e frammentarie, anche se alcune località dovettero conoscere una intensa attività vinicola già in età romana. In un documento del 7 aprile 884, il Monastero di Santa Giulia esercitava la “undatio fluminis in Caput Ursi” cioè dal diritto di pedaggio sul fiume Po a Caorso nel piacentino riceveva spezie, sale e olio, mentre il monastero trasportava vino rosso e vino bianco nei propri possedimenti del cremonese e del piacentino fino nel reatino.
I documenti del IX, e specialmente del X e XI secolo, come risulta dal Polittico di Santa Giulia, dalle carte di Leno e di altri importanti enti monastici urbani, testimoniano una diffusione colturale della vite sparsa un po’ dappertutto e sono una spia indicativa della continuità, suggellata da significativi rinvenimenti archeologici nella zona, della vitivinicoltura dall’età tardo antica al pieno medioevo in Franciacorta, facilitata anche dalle favorevoli condizioni climatiche e pedologiche. Una continuità che trova precisi riscontri documentari come mostrano soprattutto le carte giuliane e quelle della Mensa vescovile, come riferisce sempre Gabriele Archetti.

La denominazione signorile non fu sempre tranquilla: infatti, proprio i ghibellini rifugiati nella Franciacorta, oltre a quelli della Val Camonica, trovarono validi appoggi nei Visconti di Milano, coi quali si allearono nella speranza di scalzare dal comune di Brescia i nemici guelfi. La Franciacorta era tutta guelfa, ma due centri importanti alle sue porte erano saldamente nelle mani dei ghibellini, Palazzolo a ovest e Iseo a nord. E’ il tempo in cui la Franciacorta ghibellina ospitò - alla corte dei Lantieri a Paratico e poi a Capriolo, secondo la fonte dell’archivio Averoli - l’esule Dante Alighieri in cerca di ospitalità, presso i signori del tempo. Iseo poteva dirsi avamposto dei Federici camuni, e questo permetteva una sicurezza alle isole ghibelline radicate nella Franciacorta centro-occidentale.

Fatti intricatissimi e cruenti si susseguirono senza sosta, intorno al XIV secolo: negli statuti comunali di Brescia di quegli anni troviamo un lungo elenco di paesi di tutto il territorio devastati da tali lotte (“terrae quasi hinabitatae et desertae”), tra i quali figurano anche nomi dei comuni di Calino e Rodengo. Di conseguenza si formano anche delle bande guidate dai signori locali, come gli Oldofredi di Iseo, o addirittura da avventurieri, come Francesco Malvezzi detto Brisoldo, che aveva un castello a Monterotondo e uno a Provezze.
L’avvento della signoria di Pandolfo Malatesta segnò una grande svolta nelle campagne bresciane del primo Quattrocento che, grazie ad un prolungato periodo di stabilità, videro la ripresa delle attività agricole, l’investimento di nuovi capitali e la concentrazione nella fascia collinare suburbana e franciacortina della produzione vitivinicola, grazie alla diffusione di nuove tecniche come la piantana e la pergola. Qualche tempo dopo Ottavio Rossi nelle memorie scrive: “Sono suoi membri Camignone, Calino, Paderno.......... la migliore entrata per lo più è quella dei vini, che vi si fanno eccellentissimi neri, e bianchi e garbi, che noi chiamiamo racenti e dolci. Vi si raccolgono olive, delle quali si fan oli preziosi......”.
Il passaggio del bresciano dal dominio visconteo a quello veneziano, vede ancora una volta alla ribalta la Franciacorta. A Gussago, nella primavera del 1426, fu organizzata la congiura dei nobili guelfi guidati da Pietro Avogadro che consegnarono la città di Brescia alla Repubblica Veneta. Fu in questo periodo che furono costruite le prime alte torri avvistamento quadrate e merlate, caratteristiche della Franciacorta.

Il territorio franciacortino verso la fine del ‘400 era amministrato per quadre (ossia un distretto, che aveva un proprio capoluogo). La Franciacorta era formata dalle quadre di Rovato, di Gussago e in parte da quella di Palazzolo. Venezia premiò la fedeltà delle quadre di Rovato e di Gussago con privilegi concessi mediamente le celebri “carte ducali” del 1440, documenti di altissima importanza per la storia della Franciacorta. Era il tempo delle compagnie di ventura e una nuova descrizione geografica della Franciacorta compare nello statuto del Doge Francesco Foscari (1429), delimitazione che ricalca gli attuali confini (come risultano nel disciplinare di produzione dei vini DOC di Franciacorta approvato il 21 luglio 1967). La prima rappresentazione topologica e toponomastica della regione di Franciacorta risale ad una carta del 1469, opera di un autore anonimo, che oggi è conservata nella Biblioteca estense di Modena.

A questi seguirono ancora anni di guerre alternate a brevi pause fino al 1797 in cui congiurati bresciani proclamarono la libera repubblica in seguito alle vittorie in Italia di Napoleone, che l’anno prima da Milano, passando per Chiari, Coccaglio, Ospitaletto, era entrato pacificamente in Brescia. Nei paesi della Franciacorta (Rovato, Calino, Adro, Cazzago tra i primi) si alzarono i vessilli della libertà e si distrussero le insegne della Serenissima. In questa successione di eventi più vicini ai tempi nostri, in Franciacorta ebbero notevole importanza le famiglie nobili come gli Oldofredi (di Iseo), i Sala (di Gussago), i Lantieri (di Paratico), i Lana de’ Terzi (di Borgonato), i Della Corte (di Nigoline), i Bargnani (di Adro), e ancora i Cazzago, i Calini, i Fenaroli, che avevano proprietà e potere, oltre che in città, un po’ dappertutto in Franciacorta. nel frattempo le campagne continuavano ad essere lavorate tanto che un gesuita rovatese Francesco Terzi Lana, uno dei primi studiosi italiani ad occuparsi della tecnica di distillazione delle vinacce e quindi della produzione di grappa, lasciò una importante opera scritta a testimonianza i questa attività, mentre all’intraprendenza del conte Ignazio Lana si deve l’introduzione del baco da seta nelle sue terre di Borgonato e soprattutto l’importazione dei pregiati vitigni francesi.
Dalla fine dell’800 in poi nascono - nella calma collinare di Franciacorta - diversi cenacoli mondano-culturali nelle ville che intanto riprendono il loro splendore. La storia successiva è quella recente, quella del Franciacorta; infatti con le “novae curtes” costituite da nuove aziende agricole che fanno della tradizione e dell’innovazione il loro principale bagaglio di conoscenze e di sperimentazione, prende avvio la più recente storia della vitivinicoltura.

Viticoltura Moderna

Pur vantando una lunga storia, il nuovo corso della vitivinicoltura della Franciacorta inizia a tutti gli effetti al principio degli anni '60. In questo periodo nasce l’esigenza di trovare una nuova identità vitivinicola, frutto di discussioni nelle ville patrizie, della passione e della tenacia di alcuni personaggi pronti a intuire le potenzialità di un vino nuovo e straordinario che poteva essere prodotto in questa zona. Sul territorio operavano da tempo diverse aziende agricole che producevano vini di buona fattura ma che commercializzavano soprattutto in loco. Le tappe, all’inizio assai faticose, vennero poi bruciate in pochi anni, con la nascita e l’ascesa vertiginosa del Franciacorta.

Uno degli elementi del successo della “formula” del Franciacorta, paradossalmente, è stato quello di non avere alcuna tradizione antica vitivinicola con la quale rapportarsi. Ciò ha consentito di operare solo per il raggiungimento del miglior risultato senza passare attraverso condizionamenti di carattere storico che avrebbero soltanto ritardato il processo di crescita.

Sul finire degli anni Settanta l’enologia italiana era in agitazione, stava nascendo l’era della produzione e dei consumi di qualità e in Franciacorta diversi imprenditori già sensibili a questa nuova esigenza, investirono e puntarono sulla coltivazione della vigna da cui ricavare un vino destinato a varcare ben presto i limiti territoriali “de Franzacurta”.
E così dall’intreccio di situazioni casuali e di passione personale, di studio, di esperienza imprenditoriale di alcuni uomini e di investimenti coraggiosi e dall’emulazione che spinge a fare le cose migliori che altri hanno già compiuto (anzi, a superarle), ha avuto origine l’attuale “fenomeno” chiamato Franciacorta.

Un’esperienza unica in Italia, i produttori franciacortini hanno saputo introdurre e abbinare l’aggiornamento, lo sviluppo e la sperimentazione con la tradizione, con la valorizzazione del territorio e con le dinamiche leggi del marketing senza mai guardarsi alle spalle, senza mai credere che la storia, la tipicità e la qualità conclamata fossero caratteri inalienabili e indispensabili come invece sono la tutela, l’origine e la ricerca della qualità del prodotto.

Gerolamo Conforti

Nell’intreccio tra storia, vino e cultura della Franciacorta si inserisce una delle prime pubblicazioni al mondo sulla tecnica di preparazione dei vini a fermentazione naturale in bottiglie e sulla loro azione sul corpo umano. Stampato in Italia nel 1570, il testo viene scritto dal medico bresciano Gerolamo Conforti con il significativo titolo di Libellus de vino mordaci. Questo medico, i cui studi precedettero le intuizioni dell’illustre abate Dom Perignon, mise in rilievo la notevole diffusione e il largo consumo che i vini con le bollicine avevano in quell’epoca, definendoli “mordaci”, cioè briosi e spumeggianti.

Non solo, egli li descrisse con perizia da esperto degustatore, arrivando a giudicarli “dal sapore piccante o mordace che non seccavano il palato, come i vini acerbi e austeri, e che non rendevano la lingua molle come i vini dolci” e ne elencò i pregi terapeutici. Per Conforti, che tra l’altro conosceva a fondo l’enologia francese, i vini franciacortini divenivano più spumeggianti durante il periodo invernale, per deperire, smorzandosi, nel corso dei mesi estivi.
L’origine della spuma stava dunque nell’ebollizione del mosto o, per dirla più correttamente, nella fermentazione, che, anche allora, andava controllata, affinché la “scoria gassosa, leggera e pungente” non si disperdesse.
E’ da queste illustri considerazioni che forse i primi produttori di vino franciacortino con le bollicine ricominciarono ad utilizzare i chicchi di orzo per accentuare e prolungare la fermentazione.

IL CONSORZIO PER LA TUTELA DEL FRANCIACORTA

Impegno, valorizzazione e promozione

Il Consorzio per la tutela del Franciacorta con il suo logo inconfondibile - una effe merlata, simbolo delle antiche torri medievali che caratterizzano il territorio - nasce il 5 marzo 1990 a Corte Franca, in provincia di Brescia, come aggregazione di un gruppo di viticoltori accomunati da passione e stimoli comuni, interessati soprattutto alla tutela, alla valorizzazione e alla promozione della vitivinicoltura franciacortina e del territorio nel suo insieme. Si tratta di un’organizzazione consortile interprofessionale, indipendente, in grado di fornire quel supporto di servizi, d’immagine, di aggregazione forte e uguale per tutti.

Al Consorzio, che dal 1993 ha sede a Erbusco, nel cuore della Franciacorta, aderiscono le tre categorie professionali dei viticoltori, vinificatori e imbottigliatori che sono interessati alla filiera produttiva delle denominazioni Franciacorta Docg, Curtefranca Doc e Sebino Igt. Sono aziende di varie dimensioni: dalle piccole a gestione familiare alle imprese strutturate e conosciute nel mondo. Le aziende associate al Consorzio del Franciacorta rappresentano la quasi totalità di quelle attive sul territorio e sono presenti sul mercato soprattutto con il prodotto principe di quest’area vitivinicola, il Franciacorta, il primo e l’unico brut italiano prodotto esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia ad aver ottenuto fin dal 1° settembre 1995 la Docg, Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

“L’attività consortile è molto ampia - spiega Adriano Baffelli, direttore del Consorzio - va dal controllo sulla produzione alla tutela e valorizzazione della denominazione e del vino, alla comunicazione del prodotto e del suo territorio. Il controllo avviene nel vigneto durante tutto l’anno - continua Baffelli - sulle uve e nella cantina durante l’elaborazione dei vini con analisi chimiche e organolettiche dei campioni nelle varie fasi della produzione, sul rispetto dei tempi di vinificazione, imbottigliamento, affinamento e commercializzazione delle bottiglie”.

Il Consorzio è da sempre attivo anche nell’attività di sperimentazione.
Da ricordare il completamento e la successiva pubblicazione nel 1997 della ricerca sulla zonazione iniziata nel 1992 che ha permesso di definire la vocazionalità dell’intera area viticola, studiando l’effetto dell’insieme delle caratteristiche geopedologiche e morfologiche del paesaggio sulle prestazioni vegetoproduttive e qualitative del vigneto franciacortino.
Su tale studio è da poco partita una nuova fase di approfondimento.

Nel 2000 è stata avviata ricerca sulla valutazione dello stato nutrizionale della vite in collaborazione con il mondo accademico, mentre è in programma un ulteriore studio per un maggior dettaglio delle informazioni fino ad ora acquisite sul terroir e sulle interazioni degli esiti viticolo-enologici.

Dal 2001 al 2005, sempre allo scopo di approfondire la ricerca per la valorizzazione del binomio territorio-prodotto per un sistema produttivo di elevata qualità, il Consorzio ha realizzato un progetto di viticoltura di precisione su vasta scala. Grazie all’uso combinato di immagini satellitari ad alta precisione, di complessi algoritmi e di rilevazioni Gps sul terreno, i produttori hanno la possibilità in tempo reale di ottenere informazioni estremamente importanti e dettagliate sulla produzione ad ettaro, sullo stato di maturazione dell’uva in termini di tenore zuccherino, acidità e polifenoli.

Il Consorzio segue costantemente l’impegno dei produttori nel mettere in pratica tutte quelle scelte produttive e commerciali che garantiscono una sempre più qualità al consumatore: limitare correttamente le rese di uva; puntare soprattutto sulla cura del vitigno Chardonnay per una armonizzazione e specificità di gusti; vincolare i vigneti ai tipi di impianti e di potature di forma compatta e corta; elevare le caratteristiche fisico-chimiche del prodotto base; allungare il più possibile il periodo di evoluzione in bottiglia del Franciacorta; fornire le più complete informazioni al consumatore.

Oggi nuovi compiti spettano al Consorzio: la certificazione dell’intera filiera, dalla produzione di uva alla consegna dei contrassegni di Stato per tutte le Aziende, consorziate e non, che utilizzano la denominazione. Una normativa pesante sul piano applicativo, risultato della collaborazione tra il Ministero, la Regione, la Camera di Commercio e il Consorzio stesso e che ha consentito di raggiungere l’ulteriore controllo che richiedeva l'applicazione della Docg: il definitivo livello di certezza rispetto ai quantitativi di prodotto atto ad essere designato come Franciacorta.

Il Consorzio ha, tra i suoi compiti, non solo un’opera di controllo e tutela anche legale del prodotto in tutto il mondo, ma anche una grande azione di promozione e diffusione del marchio Franciacorta. Opera su tutto il territorio nazionale e internazionale presenziando in modo significativo alle più importanti manifestazione del settore vitivinicolo, promuovendo incontri con le principali istituzioni, presentazioni con degustazioni guidate di Franciacorta, conferenze stampa, contatti con giornalisti e opinion leaders, organizzando banchi d’assaggio e in generale eventi e iniziative finalizzate a una conoscenza sempre più diffusa e approfondita del Franciacorta e del territorio in cui nasce.

Presidente: Maurizio Zanella

Procuratore Generale: Giorgio Basile

Direttore: Adriano Baffelli





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