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Denominación de Origen
Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG

Consorzio Colli Orientali del Friuli Consorzio Vino Chianti Classico
Via G.B. Candotti, 3, C.P. 33043, Cividale del Friuli, Italia

Tel.: +39 0432/730129

Fax: +39 0432/702924

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Web: www.colliorientali.com

Descripcion:

Il Territorio

L’ambito territoriale dei Colli Orientali del Friuli, è stato definito nel 1970 con l’approvazione del disciplinare di produzione della D.O.C.. Comprende l’intera formazione collinare della porzione orientale della provincia di Udine che, partendo da nord, interessa i territori dei comuni di Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, Torreano, la parte est di Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto. Quindi prosegue (direzione sud-ovest) verso Premariacco, Buttrio, Manzano, S. Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo.
Si tratta di rilievi di altitudine compresa tra i 100 e i 350 metri s.l.m., omogenei tanto per condizioni climatiche quanto per l’origine geologica. In tempi lontani (35-55 milioni di anni or sono) la pianura friulana era invasa dal mare e le coste si trovavano quasi a ridosso delle attuali Prealpi Giulie. Sul fondo di questa arcaica laguna, nel corso dei millenni, si realizzò un lento processo di sedimentazione che diede origine a imponenti formazioni le quali, con il ritiro del mare, emersero dalle acque. Questi depositi di origine eocenica si presentano oggi come un'alternanza di strati di marne (argille calcaree) ed arenarie (sabbie calcificate) dall’aspetto molto tipico. Terreni straordinariamente vocati alla viticoltura per la loro giacitura e composizione.
Nel corso dei secoli, il profilo dei pendii è stato modellato con il lavoro di generazioni di viticoltori. Lo sguardo del visitatore può rincorrere i gradoni e le terrazze vitate; ma si riposa spesso su ampie zone boscose, per poi spaziare sulla pianura incorniciata, all'orizzonte, dallo scintillare del mare.
Questa è la migliore posizione geografica per la viticoltura: le Alpi Giulie alle spalle e il mare Adriatico di fronte! Qui la vite trova riparo dalle fredde correnti del nord e gode di una costante, benefica ventilazione. All'interno del comprensorio vi sono tuttavia infiniti microclimi: più freschi e umidi a nord a ridosso delle montagne; più miti e asciutti a sud dove, come 20 secoli or sono, assieme alla vite crescono e fruttificano gli ulivi, testimoni silenziosi di antichissime tradizioni contadine.

Il Consorzio

Il Consorzio Tutela Denominazione Origine Vini “Colli Orientali del Friuli” è nato – tra i primissimi in Italia – nel 1970. Sono ormai trascorsi diversi decenni, ed è proprio in questo arco di tempo che la viticoltura di queste zone si è notevolmente potenziata, imponendosi a livello nazionale ed internazionale. Tale crescita è coincisa in molti casi con il passaggio generazionale, da agricoltori nati nella prima metà del secolo (per i quali il vino era solo uno tra i prodotti che concorrevano al reddito complessivo dell’impresa familiare) ai figli che hanno saputo trasformare l’attività dei padri in imprese vitivinicole modernamente attrezzate e strutturate, mettendo a frutto il prezioso patrimonio di conoscenza del territorio e della sua vocazione vitivinicola tramandato da generazioni. In questa fase di sviluppo, significativa è stata l’attività di formazione, informazione, assistenza tecnica e promozione svolta dal Consorzio parallelamente a quello istituzionale di vigilanza e tutela sull’utilizzo della DOC.
Oggi il Consorzio riunisce circa 200 soci, dei quali circa i 3/4 sono imbottigliatori. Dai loro vigneti (2300 ettari iscritti all’albo) producono oltre 80 mila ettolitri di vino DOC, dei quali almeno il 30 per cento viene commercializzato all’estero. Un’esportazione destinata prevalentemente ai paesi europei, ma che non esclude paesi quali gli Stati Uniti o il Giappone. Austria e Germania restano mercati importanti dove il Consorzio organizza periodicamente presentazioni e degustazioni particolarmente apprezzate dai soci e dal pubblico. Un’attività promozionale coordinata da un piccolo “staff” che a Cividale ha la fortuna di operare in una sede prestigiosa – un fabbricato del 1400 a pochi passi dal Duomo - nella quale i turisti alla ricerca di materiale informativo sui vini dei Colli Orientali non mancano di sostare un momento, guardando con ammirazione i muri di pietra e le aggraziate colonne, perfettamente conservati e restaurati.

La Storia

Probabilmente già i Celti, che occupavano queste terre qualche secolo prima, avevano iniziato ad apprezzare e a coltivare la vite, giunta – come dimostrano studi recenti – da est, forse dalla Turchia. Certo è che i vini friulani possono vantare oltre duemila anni di storia documentata: dal 180 avanti Cristo, quando i Romani (è Tito Livio che lo narra, nella sua storia di Roma) stabilirono la prima colonia nell’agro aquileiese. Un secolo più tardi, nel 53 a.C., Giulio Cesare fondò Forum Julii (si chiamava così l’odierna Cividale, da cui il nome Friuli): furono i suoi legionari, trasformati in pacifici coloni, a dare impulso alla viticoltura nei pendii soleggiati dei Colli Orientali.
Durante i secoli successivi, la viticoltura si espanse notevolmente su tutte le colline del cividalese ma, come ogni altra attività economica, nel Medioevo attraversò periodi difficili, per lo più legati alle tormentate vicende politiche di queste terre di perenne frontiera. Ma anche da quei “secoli bui” giungono documenti che dimostrano l’importanza e la presenza del vino: nel “Pactum donationis” del 762 (periodo della dominazione longobarda) è documentato l’impegno dei “liberi coltivatori” a dare ogni anno cento anfore di vino al monastero femminile di Salt di Povoletto. Alla fine del Medioevo, il vino friulano (non più in anfore, ma in botti di legno) veniva trasportato nei paesi del nord Europa.
Nei primi secoli del secondo millennio, per ridare impulso all’agricoltura prostrata dalle invasioni barbariche, i Patriarchi di Aquileia chiamano i monaci benedettini; tra i numerosi monasteri di quel periodo, l’abbazia di Rosazzo assume un ruolo trainante, e le colture specializzate – vite e olivo prime tra tutte - ritrovano la loro importanza nell’economia del territorio.
Dopo i Romani, i Longobardi e lo Stato Patriarcale, il Friuli orientale passerà sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, del Regno Napoleonico e dell’impero Austro-Ungarico prima di riunificarsi, nel 1870, al Regno d'Italia. Ma da Giulio Cesare ai giorni nostri, attraverso venti secoli di storia, la coltivazione della vite e la produzione di vini famosi in tutto il mondo rappresentano un patrimonio di tradizione nel quale si innestano le radici della vocazione enoica dei Colli Orientali del Friuli. Una tradizione che ha permesso, ai produttori del XX secolo, di avviare un nuovo, fecondo periodo di espansione.

I VIni

L’ambito territoriale dei Colli Orientali del Friuli comprende la fascia collinare della provincia di Udine, ovvero, partendo da nord, i comuni di Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, la zona est di Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, Premariacco, Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo, per un totale complessivo di più di 2000 ettari di superficie vitata.
I vini prodotti in questa zona sono il risultato di un terroir, vale a dire la combinazione di terreno – clima – vitigno, particolarmente favorevole. Le condizioni pedoclimatiche ottimali hanno permesso la coltivazione di vitigni autoctoni, ovvero nati e acclimatatisi al particolare condizioni pedo-climatiche dei Colli Orientali o che vengono qui coltivati da tempi immemorabili, così come di altre varietà provenienti da diverse zone europee, che qui si sono ben adattate producendo dei considerevoli risultati in termini qualitativi.
La produzione dei Colli Orientali del Friuli, rigorosamente contenuta in termini quantitativi, si caratterizza per la manualità delle vendemmie e per l’uso discreto delle più moderne tecniche enologiche; tradizoione e modernità per matenere l’integrità del prodotto, garantire un alto standard qualitativo ma soprattutto regalare sensazioni uniche grazie alla secolare e felice interazione tra uomo-vitigno-territorio .
I vitigni autoctoni coltivati nella zona dei Colli Orientali del Friuli sono la Malvasia, il Picolit, il Pignolo, il Refosco dal Peduncolo Rosso, la Ribolla gialla, lo Schioppettino, il Tazzelenghe, il Tocai Friulano e il Verduzzo Friulano. alcuni di questi possono vantare oltre duemila anni di storia documentata, da quando i Romani, così narra Tito Livio nella sua storia di Roma, stabilirono la prima colonia nella zona di Aquileia. Una tradizione di lunga data tramandata fino ai nostri giorni: basti pensare che attualmente il disciplinare di produzione dei Colli Orientali del Friuli annovera al suo interno il maggior numero di vitigni autoctoni in Italia.





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